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Ucraina: Berlusconi è indesiderato. Troppo amico di Putin. Ma dietro c’è anche un mare di petrolio?

Ucraina: Berlusconi è indesiderato. Troppo amico di Putin. Ma dietro c’è anche un mare di petrolio?

Silvio Berlusconi deve tenersi lontano tre anni dall’Ucraina, paese dove però l’ex Presidente del consiglio non sembra sia solito recarsi con una certa frequenza. Il fatto è che il fondatore di Forza Italia è troppo amico del Presidente Russo, Vladimir Putin, visto come fumo negli occhi da Kiev e dintorni.

Soprattutto da quando Mosca si è annessa la penisola della Crimea ed ha dato un forte sostegno ai separatisti filo russi delle regioni orientali, e più industrializzate, dell’Ucraina.

Tra i due paesi, di fatto, è esplosa una vera e propria guerra, con tanto di bombardamenti e di morti, anche se la Russia ha sempre negato un coinvolgimento diretto nella guerra civile del paese confinante, una volta parte della vecchia Unione Sovietica.

Silvio Berlusconi ha avuto il torto agli occhi del Governo di Kiev di essersi recato in visita dall’amico Putin proprio in Crimea, senza che la cosa fosse concordata con le autorità ucraine. Difatti, in quella occasione,  Putin e Berlusconi si sono recati anche in visita al cimitero in cui sono raccolte le spoglie di militari italiani caduti nella Seconda Guerra mondiale.

Berlusconi è stato così inserito dal Governo di Kiev in una lista di personaggi internazionali, tra cui 34 giornalisti, tre sono della BBC, cui è precluso l’accesso oltre i confini ucraini perché considerate persone non gradite per la loro troppo  stretta vicinanza alla Russia e ai suoi dirigenti.

C’è da chiedersi però se, nel caso del leader del Centro destra italiano, questa decisione non sia il frutto di qualcosa che poco ha a che fare per le relazioni personali e riguardi invece un grande movimento politico diplomatico in atto per quanto riguarda gli assetti della Siria ed il giacimento petrolifero israeliano di fronte al porto di Haifa, denominato Leviatano, che sembra essere il secondo più importante del Mediterraneo, dopo quello appena scoperto dall’Eni al largo dell’Egitto. In realtà gli esperti parla di un immenso deposito che interesserebbe tutta la parte di mare che parte dall’Egeo e scende verso Cipro, la Turchia, la Siria, il Libano ed Israele. Un vero e proprio, è il caso di dire, mare di petrolio e gas.

Proprio nei giorni scorsi, fonti israeliane hanno fatto circolare la voce sull’esistenza di una proposta d’intesa tra la Russia ed Israele, avanzata da Putin al primo ministro di Tel Aviv, Bejamin Netanyahu, con la quale Mosca mira ad ottenere una non ostilità israeliana alla sua presenza a sostegno di Bashar al-Assad in Siria in cambio di un consistente investimento per la costruzione di un oleodotto tra i giacimenti israeliani e la Turchia, e poi l’Europa, oltre che la loro difesa da eventuali attacchi armati.

Le stesse fonti riferiscono che la questione, oggetto dei recentissimi colloqui fiorentini tra Netanyahu e Renzi, prevede anche il coinvolgimento di Silvio Berlusconi per le sue note buone relazioni sia con il Presidente Russo, sia con il Primo ministro d’Israele. Nelle ultime ore è stato, intanto, annunciato che il prossimo 21 settembre, Netanyahu volerà a Mosca per un incontro con Putin nel corso del quale i due dovrebbero parlare del deciso impegno russo a favore della Siria.

Sono cose, ovviamente, che non fanno piacere agli ucraini anche perché a loro serve che la Russia continui a pompare petrolio nell’oleodotto che attraversa il loro paese, assicurando loro profumate provvigioni, piuttosto che Mosca utilizzi altri giacimenti ed altri collegamenti per rifornire l’Europa.