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Gli sfratti voluti dalla banche. Una vera e propria piaga sociale… in attesa dei 5 Stelle

Gli sfratti voluti dalla banche. Una vera e propria piaga sociale… in attesa dei 5 Stelle

Gli sfratti per morosità, gli aiuti agli istituti di credito che ringraziano prendendosela con i più deboli. Famiglie buttate fuori di casa dall’oggi al domani e, spesso, con l’utilizzo della forza pubblica distratta da ben altre responsabilità. La questione degli sfratti si lega direttamente alla questione bancaria, che da oltre due anni tiene banco  e molto ha inciso anche nel terremoto politico avvenuto lo scorso 4 marzo, favorendo soprattutto i 5 stelle che delle banche hanno fatto a lungo una delle questioni centrali del Paese.

Il Governo Lega e 5 Stelle, così,  è atteso alla prova proprio  sul fronte bancario. In un suo intervento risolutore sperano milioni di italiani che hanno visto nel corso del tempo introdurre costosi provvedimenti per l’intera comunità a favore degli istituti di credito senza che questi significassero  dei benefici per i loro clienti e per il tessuto produttivo. Soprattutto,  quello fatto di  piccole e medie imprese cui è da tempo negato, più o meno direttamente, più o meno legittimamente, l’accesso al credito. Questo ha favorito la criminalità e le sue pratiche usuraie, come dimostrano gli ultimi arresti effettuati a Roma, e aggravato lo stato di indebitamento generale.

Milioni di famiglie e di piccoli imprenditori stanno pagando i costi più alti di una lunga crisi che, provocata, dalla finanza,  si è praticamente rovesciata sulle spalle dei più deboli.  Siamo di fronte ad una vera e propria emergenza sociale.

Dopo anni ed anni di critiche lanciate contro i governi che hanno favorito le banche a danno del Paese, allora, ci si aspetta provvedimenti incisivi e forti per rovesciare le politiche degli ultimi decenni.

Però, al momento,  niente è segnalato di rilevante e le perplessità aumentano, nonostante i sondaggi di opinione che, forse, non fotografano ancora la realtà che cova sotto la cenere.

In molti ritengono che le lobbies delle banche si siano già mosse per  bloccare quelle prime iniziative che sembrava dovessero essere subito avviate dai deputati dei 5 Stelle.

Secondo alcune voci raccolte negli ambienti parlamentari, il Ministro della Giustizia, il penta stellato Alfonso Bonafede, sarebbe stato costretto per il momento a rimettere  nel cassetto un provvedimento pensato per  cancellare alcune delle norme introdotte di recente, le più smaccatamente a favore delle banche e oppressive per una buona fetta degli italiani.

E’ vero che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha dichiarato pochi giorni orsono l’intenzione di voler rivedere i recenti interventi in materia bancaria per quanto riguarda le banche popolari e quelle rurali, al fine di invertire la tendenza a  favorire solo i grandi istituti di credito: quelli che hanno causato i principali disastri, sia a livello  mondiale, sia in Italia. Ma basterà questo per risolvere i problemi di milioni di italiani?

Mentre, così, resta l’impressione che  il Governo giallo verde segni il passo  in materia, come al solito, tocca alla magistratura  muoversi in avanscoperta su temi che finora sembravano intoccabili persino per i giudici, tanto pesante era la cappa di piombo  fatta calare sulle pratiche  usuraie  praticate dalle banche e dalle società finanziarie.

E’ di pochi giorni fa l’avvio di una clamorosa inchiesta penale da parte della Procura della Repubblica di Campobasso sull’usura bancaria. E’ stato coinvolto anche il ministro Savona. Un fatto che, inevitabilmente, è stato visto  in connessione con la formazione di un Governo tra Lega e 5 Stelle.

Tra le cose più volute dalle banche , e concesse dal Governo Renzi, vi è sicuramente la legge sugli sfratti di coloro che non sono  riusciti a pagare il mutuo. Per costoro  è in atto l’espulsione dalla propria abitazione,  molto prima che avvenga la vendita ed il trasferimento del titolo di proprietà del bene pignorato.

Tra famiglie ed imprenditori , negli ambienti parlamentari che stanno studiando la situazione, si ritiene che siano oltre due milioni le situazioni di sofferenza. Significa che una cifra oscillante tra i sei e gli otto milioni di italiani, partendo sulla base di una famiglia media composta da quattro persone, sono finite, o stanno finendo,  per strada,  vittime di una delle più controverse leggi mai varate in questo Paese a favore delle banche. Parliamo di circa, o oltre, il 10% degli abitanti del nostro Paese.

Siamo di fronte alle conseguenze della legge 119 del 30 giugno 2016 con la quale è stato convertito, con modificazioni, tutte più favorevoli agli istituti di credito, il decreto legge n. 59 del maggio precedente.

Questa legge ha praticamente dato alle banche il diritto generalizzato di esproprio delle abitazioni pignorate e reso di fatto impossibile la verifica preventiva da parte del  giudice della presenza di eventuali clausole usuraie ed abusive, abbondanti , in mille modi, in moltissimi contratti di mutuo stipulati nel corso degli anni.

Non solo, il provvedimento ha concesso alle banche di ottenere procedure più veloci di vendita e di sfratto anche per quei contratti stipulati prima della promulgazione della nuova legge  prevedendo  l’applicazione delle nuove norme a  vecchi e vecchissimi contratti, stipulati quando le regole erano diverse.

Inoltre, la legge consente di vendere il bene pignorato ad un valore davvero “ vile” e non pone alcuna attenzione alle  conseguenze per il debitore, violando in questo i principi fissati dall’Unione europea e numerose sentenze della Corte europea, fortemente decise a tutelare il diritto al domicilio, garantito anche dalla nostra Costituzione,  e la difesa del consumatore.

Così, l’avv. Patrizia Straccamore, un’avvocato romana che segue numerosi casi del genere, tra cui quelli per i quali sono state disposte serie infinite di successive vendite, sottolinea che,  a causa di questi continui ribassi ,  i prezzi d’asta hanno raggiunto persino il valore inferiore al  20% di quello del bene pignorato e,  in molti casi, si rischia di scendere ancora.   “Nel 2017 in Italia – dice  l’avvocato Straccamore- sono stati messi all’asta circa 642 immobili al giorno e oltre il 70% sono di categoria residenziale”.

Secondo dati EBA, nel 2016, in Italia le famiglie in sofferenza o  incaglio sono state pari al 12,9% del totale con rapporti bancari, a fronte di una media europea del 4,9%. Non vi sono ancora notizie precise su quante di queste siano state o siano tuttora vittima di contratti usurai,  visto che le banche si guardano bene dall’intervenire ed adeguarsi alle nuove normative europee sulle numerose clausole abusive e vessatorie da loro introdotte, a partire dall’anatocismo.

Nel 2015 sono andati all’ asta 226.000 immobili di famiglie indebitate, l’anno successivo 270.000, pari all’1,53% delle case di proprietà. Il numero sta crescendo enormemente e, secondo alcune stime,  si arriverà a 450.000 immobili messi forzatamente in vendita, pari al  2,65% delle case di proprietà, a seguito degli effetti della  già citata legge 119/2016.

La sostanza è che  è già passato o passerà di mano il 10/15% del patrimonio immobiliare italiano, molte volte favorendo i grandi gruppi d’investimento, le stesse banche che si ritrovano proprietarie di immobili a prezzi stracciati, la criminalità organizzata  costantemente presente attorno alle banche e alle sezioni fallimentari e dell’esecuzione in tutti i tribunali italiani.

Per non parlare poi di quando il giro d’affari attorno che riguarda la vendita dei beni pignorati vede coinvolti gli stessi magistrati come avvenuto presso il Tribunale di Tempio Pausania dove i giudici della esecuzione hanno consentito ribassi sproporzionati ed abnormi di splendide ville della Costa Smeralda , poi acquistate a prezzo irrisorio dai parenti degli stessi giudici dell’esecuzione. Per questo,  sono stati effettuati alcuni arresti.

Da considerare, infine, che  molte sezioni di Tribunale e magistrati, a partire da quelli di Roma, ignorano bellamente anche le sentenze della Corte di giustizia europea e non tutelano adeguatamente chi è finito vittima del raggiro di banche e operatori finanziari trincerandosi dietro norme domestiche in contrasto persino con la Costituzione.

Ora, sappiamo che alcuni dei 5 Stelle sono impegnati ad abrogare la nuova versione dell’art. 560 del Codice di rito , soprattutto i commi 2 e 3 , perché l’espulsione del consumatore e della famiglia dall’abitazione che costituisce la loro residenza principale e la liberazione dell’immobile possano  avvenire solo dopo la emanazione del decreto di assegnazione al nuovo acquirente e non certo prima.

Attenzione, però, che questa non si riveli una scelta sbagliata. Nel senso che,  limitato i danni per chi è inutilmente buttato fuori di casa addirittura prima della vendita del suo bene, cosa che non interessa minimamente alle banche, non si va al fondo del problema:  quello posto dall’intera legge 119/ 2016.

C’è il rischio che, anche per motivi propagandistici, alla fine, ci si accontenti di un intervento importante, ma marginale, senza aggredire i veri problemi della nuova legge sugli sfratti con tante concessioni a favore delle banche. Cioè: loro libertà di vendere direttamente il bene pignorato, possibilità di avere una serie infinita di ribassi, giungere a vendite che neppure soddisfano i creditori, per cui il debitore resta indebitato e non ricava alcunché dalla perdita del bene e, quindi,  finisce per ritrovarsi completamente rovinato ed impossibilitato a rifarsi una vita.

Altri aspetti davvero drammatici, suggeriti dall’esperienza pratica dell’applicazione della 119/2016, sono anche quelli della condizione reale in cui si trova spesso il debitore: deve organizzare un trasloco in tutta fretta, e spesso non ha i mezzi per salvare mobilia e suppellettili, destinate ad essere vendute all’asta se non trasferite per tempo fuori dell’immobile pignorato; non riesce a stipulare un contratto d’affitto perché segnalato dalle banche dati come cattivo pagatore e non tutti sono disponibili ad affittargli casa; inoltre, per lo stesso motivo, non riesce  ad avere nuovi contratti dalle società erogatrici di servizi pubblici essenziali, come quelli dell’energia elettrica, di acqua e gas.

Ciliegina sulla torta: l’eventuale somma residua, che resta nelle disponibilità del debitore, detratte  tutte le ingenti spese legali e del curatore, viene consegnata al vecchio proprietario nell’arco di un anno, se va bene. O,  almeno, questo è quanto accade al Tribunale di Roma.

Insomma, forse è il caso che i 5 Stelle superino le attuali titubanze e si decidano ad affrontare  alla radice  una questione da cui dipendono le sorti di milioni di italiani.

Giancarlo Infante