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Francesco per la Siria: “Tutto si perde con la guerra Tutto si guadagna con la pace”

Francesco per la Siria:  “Tutto si perde con la guerra  Tutto si guadagna con la pace”

“Tutto si perde con la guerra. Tutto si guadagna con la pace”. Il messaggio di Papa Francesco fa risuonare in Piazza San Pietro un drammatico appello. Con il pensiero si torna a quello di Pio XII nell’agosto del 1939, alla vigilia di uno dei più scellerati bagni di sangue vissuto dall’umanità: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.

Francesco si riferisce, con la stessa passione del Papa della Seconda Guerra mondiale, ad un crudele conflitto che si sta svolgendo a pochi passi da noi, in Siria, in una sorta di generale indifferenza che non ci fa onore. Subito dopo il Papa ha chiesto il raccoglimento per le vittime ed i feriti di tutte le guerre e per i loro familiari. E’ un minuto di silenzio impressionante a Piazza San Pietro.

Oltre centomila persone e non si sente un respiro. Francesco ha già fatto una simile invito per un comune momento di silenzio alla folla dei fedeli presenti, per rivolgersi intimamente a Dio. Questa volta lo chiede, invece, per il ricordo dei morti e dei feriti causati dalle guerre. Lo chiede per la Siria; per la morte, là, di circa 80mila persone, molti bambini e vecchi; per le centinaia di migliaia di feriti e di senza casa; per il flusso di profughi, impressionante.
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E, intanto, quella vicenda resta questione esclusiva, ma irrisolta, delle cancellerie internazionali. E’quasi ignorata dai principali flussi della comunicazione. In Italia, meglio non parlarne. Visto che anche i più titolati giornali preferiscono dedicare otto, nove pagine solo alle inutili ed ininfluenti schermaglie tra i nostri modesti partiti. Anche questo drammatico appello di Francesco non ha l’onore delle prime pagine delle principali testate “on line”. Lo sostituiscono con la preghiera mondiale in occasione del “Corpus Domine”, cui tra poco accennerò.

Persino la scomparsa del collega Domenico Quirico della Stampa ha ripreso un attimo di attenzione solo grazie alla pubblica e pressante richiesta delle due figlie: qualcuno se ne occupi almeno un pò.
Ancora una volta la folla delle grandi occasioni, a Piazza San Pietro, ascolta, prega ed applaude per l’Angelus dal Papa che, dopo circa un mese, torna a parlare a mezzogiorno dalla finestra del Palazzo apostolico.

Si celebra il “Corpus Domine” e la giornata è resa particolare perché alle 17 ora di Roma, l’intero mondo cattolico, in tutti i continenti, si ferma per pregare assieme. Alle Isole Samoa i cattolici si alzeranno alle quattro del mattino per farlo con tutti gli altri.
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E’ questo un altro piccolo tassello che i credenti possono aggiungere al modo in cui Francesco intende la ricerca comune del Cristo. I non credenti, o i meno credenti, potranno considerarla solamente una raffinata strategia di comunicazione. Il nuovo Vescovo di Roma, in effetti, è un grande comunicatore.

Come in genere hanno saputo essere tutti i papi che lo hanno preceduto ed, in linea di massima, tutti i veri sacerdoti. Si potrebbe parlare di una “grazia di stato” che, in qualche caso, si aggiunge al personale “stato di grazia”. Se Papa Giovanni Paolo II aveva una comunicazione poderosa, a tratti roboante, e Benedetto XVI, per chi voleva ascoltarlo, una delicata e profonda, quella di Francesco appare più come un insieme di semplice, ma efficace, impegno pedagogico e di vivo e fresco invito all’ascolto del messaggio essenziale di Cristo. Soprattutto a metterlo in pratica.

Il nuovo Vescovo di Roma parla al mondo, ovviamente. In primo luogo, però, parla ai credenti.
Lo fa ponendosi all’altezza del suo popolo; suo interlocutore alla pari. Accetta di confrontarsi con l’insieme di quelle vicende della vita reale vissute, quotidianamente dalla sua gente e del resto delle genti del mondo. E’ come uno di quei preti delle periferie, tema a Francesco tanto caro, o delle zone rurali. Quei preti che finiscono per vivere la stessa vita dei loro fedeli e per sperimentare le loro stesse sofferenze. Diventano uno di loro. Questo, io credo, stia costituendo uno dei motivi più forti della possente carica di attrazione di Francesco.giovanni23

C’è in lui quel tocco religioso ed umano, allo stesso tempo, che fu caratteristico di Papa Giovanni XXIII, di cui il 3 Giugno si ricordano i cinquanta anni dalla morte. Giovanni XXIII spalancò completamente quelle porte che, in parte, ancora separavano la Chiesa dal resto del mondo.

La chiave fu, e lo è di nuovo oggi con Francesco, la semplicità ed il carattere diretto del linguaggio e del comunicare. Chi lo ascolta, sente che Francesco si pone sulla sua lunghezza d’onda.

Giancarlo Infante