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Un alieno è giunto a Roma nord e la tiene… in ordine

Un alieno è giunto a Roma nord e la tiene… in ordine

Da oltre un anno in un quartiere di Roma Nord è comparso dal nulla un signore dall’età indefinita, vestito con abiti logori, barba e capelli lunghi. Può essere scambiato per un nulla facente, un clochard. O, magari, per un intellettuale fuggito da una civiltà, la nostra, ormai impazzita e priva di valori.

Ogni mattina, e per tutto il giorno fino a notte, questo strano signore, “armato” di scopa, rastrello, contenitore di plastica e un carrello, spazza tutte le strade del quartiere in maniera meticolosa.

Siamo in un quartiere elegante, con supermercato, bar, calzolaio, cinema, farmacia, edicola. Libera così giardini e marciapiedi puliti dalle cartacce, dalle foglie, dagli aghi di pino e da tutti i rifiuti che noi, cosiddetti “civili”, abbandoniamo con noncuranza in mezzo alla strada e nei nostri giardini pubblici. In poco tempo, grazie al suo lavoro gratuito, questa parte di Roma Nord è divenuta un giardino rifiorito, come se ne vedono a Londra o a Parigi.

E’ un alieno giunto tra noi, non parla con nessuno. A volte sorride timidamente agli abitanti del “villaggio globale” che tentano un approccio con lui per meglio conoscerlo: inutilmente!

Decide lui, e solo lui, infatti, dove intervenire, quali sono i rami secchi da tagliare, gli arbusti ai lati della strada da eliminare, in quale giardino tosare l’erba. Sembra che conosca esattamente la botanica, visti i risultati eccellenti raggiunti in tutti questi mesi. Ma come vive, dove vive, come si sostiene questo personaggio che non conosce la nostra lingua, la nostra storia e le nostre abitudini?

“L’anno scorso a Roma ci fu una forte nevicata con temperature sotto lo zero. Questo signore aspettò che il mio forno – ci dice Piero, il proprietario della panetteria-chiudesse per sistemare il suo letto fatto di cartoni e coperte logore. Alle due di notte poteva così avere quel poco di calore che usciva dal forno”.

Per sei mesi l’alieno, dopo aver detto le preghiere, si addormentò nell’angolo del forno. La mattina provvedeva alla pulizia del piazzale e i cittadini, per ringraziarlo, gli offrivano chi il panino, chi un bicchiere di latte caldo, chi una piccola mancia.

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La notizia arrivò al parroco della chiesa Maria Vergine Immacolata. “Molti fedeli mi segnalarono il disagio diquesta persona costretta a dormire all’aperto con un clima così gelido. A nome della comunità”, dice padre Leonardo Ciarlo, “decisi di comprare per lui una roulotte usata e di collocarla all’interno della parrocchia. Qui avrebbe potuto utilizzare anche i servizi igienici. Inizialmente si rifiutava di dormire dentro la roulotte, ma poi si convinse. Gli diedi quindi le chiavi del cancello della chiesa e oggi, a qualunque ora, può rientrare e dormire nella sua roulotte”.

Dopo l’intervista con il Parroco, ho cercato di contattare “l’alieno”, che nel frattempo continua la pulizia del quartiere come mai era avvenuto in passato da parte dell’amministrazione capitolina.

Ci ha rilasciato, con difficoltà e attraverso gesti, solo alcune informazioni della sua vita. “Mi chiamo Morin, ci ha detto, ho 59 anni, sono nato in Romania, da tre anni sono in questa città; non ho famiglia”. Perché, gli chiedo, fai questo lavoro per questa comunità?…Sorride. “Perché voglio bene alla gente!”, dice quasi a fatica.

E la gente ricambia il suo impegno con una serie di iniziative: Piero, il proprietario del forno, gli ha “regalato” una macchinetta elettrica per tosare l’erba. Il proprietario della stazione di servizio gli rifornisce ogni tanto la benzina per il taglia erba. Il barista gli offre tutte le mattine la colazione a base di latte e cornetto. E poi le Suore Cappuccine del convento vicino lo ospitano a pranzo e a cena. Infine i cittadini, molti vogliono rimanere ignoti, lo aiutano attraverso piccole donazioni che lui utilizza per il suo lavoro.

Ed eccolo l’alieno! Una persona normale, umile, capace con il suo forte impegno quotidiano e solitario a rendere un quartiere più accogliente, pulito, vivibile, malgrado nessuno glielo abbia mai chiesto.

E’ un esempio che dovrebbe spronare i signori delle istituzioni, i cittadini, i governanti a considerare il bene pubblico come un bene universale, non solo per la nostra attuale generazione, ma anche per i nostri figli e i nostri nipoti.

In fondo, si tratta solo di ritrovare quei valori sociali e di solidarietà che, prima di noi, i nostri genitori e i nostri nonni ci avevano insegnato.

Giuseppe Careri