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Una preghiera per la Nazionale – di Michele Marino

Dopo una pausa di riflessione, sempre necessaria o utile, sulla fantomatica vicenda che ha visto protagonisti prima Malagò e Maldini – cognome che rappresenta, onorevolmente, l’unica dinastia calcistica di tre generazioni – e poi il C. T. “traditore” che ha chiesto scusa all’Italia, sia pur tardivamente (e opportunisticamente?), ci chiediamo, orbene, come poterci riavvicinare e sperare in un avvenire migliore o, almeno, non penoso, se non attraverso la preghiera. Evidentemente, sembrerà paradossale o, forse, eccessivo, ma – per dirla alla M. Troisi – “non ci resta che piangere” e poi pregare in una svolta benedetta da San Francesco d’Assisi, protettore dell’Italia e, perciò, della Nazionale di calcio italiana.

Ciò premesso religiosamente, cerchiamo di capirci qualcosa:

a) il tandem o triangolo della “disperazione” sarà in grado di imbastire una squadra decente o degna del passato storico; e soprattutto, sarà all’altezza di ricostruire e/o risanare il complesso e variegato sistema calcio a partire dal rilancio dei vivai alla ricerca di nuovi talenti, se non addirittura dalle squadrette delle parrocchie di periferia; oppure dal promuovere e consentire ai bambini di giuocare per strada? (faccio notare l’eccezionale iniziativa del parroco  di San Salvatore in Lauro nel centro storico di Roma che favorisce di buon cuore le pallonate tra i bambini nel piazzale antistante la chiesa);

b) se, avvalendosi della preziosa collaborazione di Ranieri (eppure aveva deciso di lasciare definitivamente …), riusciranno i nostri “eroi” a coinvolgere giovani e giovanissimi in un progetto ambizioso e arduo, unico nella storia epica del Bel paese, di riavvicinare le masse del tifo dopo tre esclusioni dai mondiali di calcio, praticamente un periodo generazionale.

Questa, seconda ipotesi mi risulta meno realizzabile della prima, dato che il team dirigenziale è anziano, poco simpatico ed abbastanza compromesso sia dal precedente di “Mancio” che, qualche anno fa, abbandonò il campo e le sorti patrie ad un destino improbabile, infine amaro, in cambio di un “pugno di petrodollari” di sceicchi a cui non sarebbe andato in porto il “miracolo calcistico”. Un tradimento difficile da dimenticare e smaltire, se non con nuovi, imprevedibili successi, almeno in questo momento.

Quanto al primo, più essenziale argomento abbiamo già potuto constatare che le idee sono poche .. ma confuse alquanto in termini di ri-programmazione e che i rapporti con la Lega non partono con la marcia giusta, tutt’altro, poiché gli esponenti delle squadre di club hanno dichiarato pubblicamente che avrebbero preferito la nomina di Antonio Conte. E staremo a guardare con una certa preoccupazione …

Infine, una cosa è certa, anzi due: per ora ha vinto la potente lobby romana del circolo Aniene, a dispetto della potenza calcistica di Milano, quella dei due amici “calcettari”, Giovanni e Roberto, dopo che sono stati fatti un paio di tentativi (veri o fasulli?) di puntare su nomi altisonanti e molto qualificati, a livello mondiale, come Ancelotti e Guardiola.

Esperimenti a vuoto che potevano esser evitati per dignità nazionale: “che figuraccia”, così si sbrigò a congedarsi dal problema il ministro dello sport, Abodi. Ma, con chi ce l’aveva: con noi plebe italica? O con il suo amicone Giovanni, piuttosto con il responsabile indiscusso che amministra questo settore – la più importante azienda d’Italia – dell’attività di governo, che è egli stesso?

Ai posteri l’ardua sentenza, a noi il bisogno o desiderio di pregare il buon Dio, a loro (tre) il potere/dovere di salvare la faccia (non la propria) di un Paese che sta perdendo ogni fiducia, escluso il tennis – oltre che nella classe politica attuale – ed il gusto di appassionarsi per il “gioco più bello al mondo”, oramai tra i meno amati popolarmente.

Michele Marino