In sofferenza quasi 700mila imprese italiane
Tra febbraio 2025 e febbraio 2026, 674mila imprese italiane rischiano l’insolvenza, pari al 12,1% del totale censito dalle Camere di commercio. L’Osservatorio Business Scan 2026 di Sevendata fotografa un Paese diviso tra aree solide e fragili, con forti differenze territoriali e settoriali.
Mappa del rischio
Il Lazio è la regione più esposta (17,5% delle imprese a rischio), mentre il Trentino-Alto Adige è la più stabile (6,6%). Il divario tra le due regioni supera i dieci punti percentuali, segno di una frattura economica che non coincide più con la classica linea Nord-Sud. La Lombardia (12,6%) e l’Emilia-Romagna (10,5%) si collocano sopra e sotto la media nazionale, rispettivamente.
Settori vulnerabili
I comparti più fragili sono quelli energetico, estrattivo, gestione di acqua e rifiuti e immobiliare, tutti ad alta intensità di capitale e sensibili alla volatilità dei prezzi. I più solidi restano agricoltura, pesca, istruzione e servizi finanziari e assicurativi.
Rischio predittivo
Il rating Sevendata non misura fallimenti certi, ma probabilità di difficoltà finanziarie basate su bilanci, eventi pregiudizievoli e profili del management, elaborati con reti neurali. Le insolvenze effettive restano molto inferiori: nel 2025 le procedure concorsuali sono aumentate del 26%, tornando ai livelli pre-pandemia.
Segnalazioni e soglie
La legge (art. 25-novies del D.Lgs. 14/2019) impone agli enti pubblici di segnalare via PEC le imprese con debiti scaduti oltre soglia:
- INPS: contributi non versati > 15.000 € (aziende con dipendenti)
- INAIL: premi assicurativi > 5.000 €
- Agenzia delle Entrate: IVA non versata > 5.000 €
- Riscossione: crediti scaduti > 100.000 € (imprese individuali)
Dal 2024 la segnalazione resta interna, diretta all’organo amministrativo, che deve reagire tempestivamente.
Indicatori interni
Ogni impresa deve monitorare segnali di crisi come:
- debiti verso dipendenti o fornitori scaduti,
- esposizioni bancarie sconfinate,
- debiti fiscali oltre soglia.
Questi indicatori servono a valutare la sostenibilità dei debiti nei dodici mesi successivi, lo stesso orizzonte del rating Sevendata. Il dato del 12,1% di imprese a rischio riflette quanto poco questo presidio interno sia diffuso.