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Pirlo e l’ipocrisia nazionale

La mancata nomina di Andrea Pirlo a Commissario tecnico della Nazionale ha scatenato una polemica tanto rapida quanto rivelatrice. Non si è discusso di competenze, di risultati o di visione sportiva, ma del suo contratto pubblicitario con una società russa il cui proprietario lo è anche della squadra saudita allenata da Pirlo in Arabia Saudita. Un intreccio commerciale, non ideologico, che riflette il modo corrente di gestire il calcio globale: ingaggi gonfiati da sponsor “amici” delle società, un sistema ormai normalizzato.

Eppure, alcuni politici hanno colto l’occasione per mettersi in prima pagina, brandendo la purezza morale come clava. Gli stessi che hanno spinto la FIGC a chiudere il contratto con Pirlo prima ancora di firmarlo, in nome di un presunto rigore etico verso la Russia. Ma se davvero la coerenza fosse la bussola, dovremmo guardare ai numeri.

I numeri dell’incoerenza

Per quanto riguarda il gas russo abbiamo praticamente azzerato le importazioni  ma fino al 2024 – cioè con invasione dell’Ucraina effettuata molto prima ed ancora in corso –  ancora  registravamo 200 milioni di euro di importazioni.

Per il petrolio: nel 2021 l’Italia comprava 5,1 milioni di tonnellate di greggio russo (10% del totale). Tra gennaio e novembre dell’anno scorso, siamo rimasti intorno a 5,14 milioni di tonnellate, sempre il 10%. Dal 2022 a oggi, 19 miliardi di euro spesi in beni energetici russi, con una punta di 2 miliardi nel 2024.

La UE ha speso 16 miliardi di euro in acquisti energetici russi nel 2025 e 1,2 miliardi nei primi mesi del 2026. I maggiori acquirenti: Ungheria, Slovacchia, Francia, Paesi Bassi e Belgio. Il GNL russo non è mai sceso sotto i 7 miliardi l’anno dal 2022.

Insomma, mentre si invoca la moralità per un contratto pubblicitario, si continua a comprare energia russa via mare e oleodotti. Pirlo diventa così il capro espiatorio di un sistema che predica purezza ma pratica convenienza.

Conclusione

La vicenda non riguarda Pirlo, ma noi: un Paese che confonde la coerenza con la convenienza, che si indigna a comando e dimentica i propri conti. L’ipocrisia, più che un difetto, è ormai una strategia di comunicazione. E intanto trionferà anche l’amichettismo nella nostra sfortunata Nazionale.