Le acque interne vanno tutelate – di Michele Marino
Breve premessa. Da una (buona parte della) vita mi occupo della salvaguardia delle acque interne, in special modo del ”biondo” Tevere prima – anni ’80, l’ASSTRAI (Ass.ne salvaguardia sviluppo Tevere Trasimeno e Acque interne, fondata e presieduta dal prof. Marinelli) – e dell’Ofanto poi, il fiume “epico” della II Guerra punica, dal 2011 ufficialmente e operativamente anche in precedenza – www.consorzioproofanto.it
E’ fuor di dubbio quanto abbiamo potuto constatare, sia recentemente che nel corso dei 15 anni passati, cioè che la conoscenza geografica è abbastanza, se non molto scarsa, corrispondente alla carente considerazione della classe politica che ci rappresenta in Parlamento. Basti pensare che ad una notevole percentuale di pugliesi è ignoto il fiume Ofanto, l’unico della nostra, amata regione; tant’é che, spesso, ci viene chiesto: “come, Otranto?”. “No, Ofanto, mai sentito?”, la nostra, amara risposta … Magari, si conosce il torrente vicino a casa, ma non ha valenza nazionale, pur tracimando nelle campagne come succede, ad esempio, al Fortore di frequente.
A tale ignoranza di carattere scolastico, si aggiunge di norma quella dell’approccio, del comportamento adottato dagli “utenti”, improvvisati o sregolati delle fresche e poco limpide acque interne, particolarmente nella stagione primavera – estate che, disgraziatamente, vivono la loro, fatale ed ultima esperienza terrena sia trattandosi di cittadini italiani che stranieri: ben undici vittime in un mese circa, da una giovanissima età di 14 anni agli ottantenni, come il marito di un ministro in carica, tutti accomunati dalla sottovalutazione del pericolo e dalla “ignoranza tecnica” di cosa nascondono fiumi e laghi.
Le predette considerazioni, riguardanti fatti tragici che ci colpiscono umanamente, moralmente e religiosamente, a maggior ragione se toccano esistenze giovanissime, fanno capire che non sono sufficienti i divieti pubblici o le raccomandazioni dei genitori o delle moglie mariti; ebbene, occorrerebbe una valida campagna informativa a cura del Ministero dell’Ambiente d’intesa con quello della Salute., in linea generale.
Ma vengo ad una precisazione da “vecchio” ecologista: siamo il Paese che vanta la maggior biodiversità, anche in virtù del ricco patrimonio, naturalistico, di acque interne che, appunto, non sono sufficientemente note a noi stessi, né tutelate adeguatamente dal sistema ivi comprese le più “sponsorizzate” associazioni ambientaliste. Quindi, fiumi e laghi non possono essere amati, come ci ha insegnato per primo San Francesco d’Assisi, protettore d’Italia, se ci ricordiamo della loro esistenza solo al momento della gita fuori porta o, peggio, di un’escursione in barca! E se non c’è conoscenza, né amore, vuol dire che non c’è nemmeno rispetto verso questi beni, essenziali e stupendi, del creato che dovremmo custodire gelosamente. Ed alla fine il prezzo di tutto ciò diventa molto alto, costando addirittura la vita, in quanto non si ha idea della profondità, della vischiosità delle acque e dei c. d. mulinelli che ti avvinghiano e ti portano sott’acqua.
Oppure, con le frequenti esondazioni se ne disperdono le acque senza un adeguato utilizzo a fini antropici o agricoli. E’ perciò, infine, auspicabile l’approvazione di parchi naturali e fluviali che garantiscano la necessaria tutela, come l’obiettivo del d. d. l. a firma del senatore Damiani, da noi promosso e sostenuto, concernente “Istituzione del Parco nazionale dell’Ofanto”. Purtroppo, registriamo che il provvedimento è fermo da un anno avanti alla Commissione 8^ senza un motivo palese e per gli evidenti motivi, di cui s’è parlato, continueremo – sempre con onestà intellettuale e passione ecologica – a batterci per l’approvazione di questa ed altri, similari iniziative legislative.
Michele Marino