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Parla Musk e i “nostri” tutti zitti

Elon Musk, ancora una volta, ha deciso di intervenire su una vicenda tutta italiana: quella dell’orefice che, dopo aver inseguito i rapinatori, ne ha uccisi due. La giustizia italiana — applicando una legge voluta da Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno — ha stabilito che non si trattava di difesa, ma di vendetta. Tre gradi di giudizio, fino alla Cassazione, hanno confermato la stessa linea.

Eppure Musk, con la consueta leggerezza da social network, ha pensato bene di schierarsi con la destra più estrema, sostenendo che in carcere dovrebbero finire il Pubblico ministero e il Giudice. Un’uscita che rivela non solo una totale ignoranza del diritto italiano, ma anche una visione coloniale del mondo, dove tutto dovrebbe funzionare come nel suo Far West digitale.

Non è la prima volta che il miliardario si impiccia di questioni europee. Non per passione geopolitica, ma per interesse economico: l’Europa continua a mettere regole, limiti e garanzie che ostacolano la sua idea di mondo come prateria senza norme. E ogni volta che un Paese europeo difende la legalità, Musk reagisce come se gli avessero tolto il cavallo.

Forse, dietro questa nuova sortita, c’è anche la sua simpatia crescente per il generale Vannacci — altro simbolo di un’idea di forza che confonde la libertà con l’arbitrio. Ma l’Italia non è il Sudafrica dell’epoca dell’apartheid, né il Texas delle pistole facili. È un Paese dove la giustizia, con tutti i suoi limiti, segue le regole. E dove chi le ignora, anche se miliardario, resta semplicemente un turista dell’arroganza.

In tutto questo, colpisce il silenzio dei nostri sovranisti. Nessuno ha battuto un ciglio. Né i paladini della “Nazione”, né i difensori della “sovranità”. Nemmeno Antonio Tajani, ministro degli Esteri e volto moderato di Forza Italia, ha trovato una parola da dire.

Zitti. Forse perché un “potenziale padrone” si è fatto vivo? O perché, quando la giustizia italiana viene attaccata da un miliardario straniero, difenderla non porta voti?

Eppure, se davvero credessero nella sovranità, dovrebbero essere i primi a intervenire. Perché difendere la legge italiana e le istituzioni della Repubblica, a cominciare dalla magistratura, è il vero atto di patriottismo. Non il silenzio complice davanti a chi vorrebbe trasformare l’Europa in una prateria senza regole.