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Non si volle fare per la Sanità, oggi si fa debito per le armi – di Giancarlo Infante

Oggi si fa per le armi ciò che non si volle fare sei anni fa per la Sanità. Allora, nel 2020, in piena pandemia da Covid‑19, INSIEME ribadiva la contrarietà all’attivazione del Mes originario, quello che conteneva le cosiddette “condizionalità” — limiti etici e operativi che avevano frenato il ricorso ai fondi del Mes — ma riteneva che lo strumento del Mes per la Sanità potesse rivelarsi utile all’Italia per una ristrutturazione del Servizio sanitario nazionale, fondata sulla riorganizzazione della medicina di territorio (CLICCA QUI). La reazione del Governo e delle Regioni, si diceva, doveva essere proporzionata alla straordinarietà dell’emergenza, avvalendosi di misure straordinarie nazionali ed europee, tra cui il Mes per la Sanità, attivabile con tassi d’interesse eccezionalmente bassi rispetto a quelli di mercato.

In quel contesto, INSIEME si dichiarava favorevole al solo Mes per la Sanità, per la rilevanza della disponibilità di circa trentasette miliardi e per la rapidità dei tempi di utilizzo, sottolineando che un tale debito si sarebbe sottratto alle oscillazioni dei mercati finanziari e avrebbe avuto costi più contenuti, beneficiando della garanzia della BCE.

Allora si sarebbe potuto approfittare di uno strumento conveniente per ottenere risorse destinate a risistemare il Servizio sanitario nazionale. Poi si comprese che la deriva era quella di favorire la privatizzazione della Sanità, e anche la sinistra si adeguò sostanzialmente. Non si attinse a quei fondi, mentre si sarebbe potuto farlo per liberare risorse del bilancio dello Stato da destinare ad altre voci.

Oggi, invece, il Governo — che ha ridotto la spesa sanitaria in rapporto al Pil — è pronto ad attingere oltre quattordici miliardi per le spese militari. C’è di positivo che le modalità del progetto Fase, prima iniziativa europea per la difesa, siano dirette a creare progetti comuni tra Paesi europei; ma si tratta pur sempre di una somma difficilmente giustificabile agli occhi dell’opinione pubblica, che vede colpito l’intero sistema del welfare. Nella stessa maggioranza sono esplose forti polemiche, e non di meno nel fronte delle opposizioni, motivate forse da altro, come la vicinanza alle posizioni russe nel caso della Lega.

È forse un caso se la decisione da prendere — sollecitata da mesi anche da Bruxelles — è giunta in coincidenza con il primo grande esodo vacanziero degli italiani? L’opinione pubblica così non reagisce e, al momento, si rifugia in un pacifismo di maniera che andrebbe invece sostanziato intervenendo politicamente sulle scelte complessive di questo Esecutivo e riflettendo sugli errori del passato.

Giancarlo Infante