La lettera della Schlein alla Meloni: cambio di metodo? – di Giancarlo Infante
La iattura del bipolarismo
Il bipolarismo, per come lo abbiamo conosciuto e praticato in Italia negli ultimi trent’anni, è stato una vera iattura. Non perché il confronto tra due visioni diverse del Paese sia un male — anzi, è il sale della democrazia — ma perché da noi ha prodotto come suo effetto più tossico l’incomunicabilità totale tra gli opposti schieramenti.
Ogni tema, anche il più tecnico e concreto, è diventato immediatamente motivo di scontro portato alle sue conseguenze più estreme. Uno scontro spesso irrazionale, pregiudiziale e, di sicuro, dannoso per il Paese. Questa logica da curva da stadio ha generato le contraddittorietà più clamorose, e vanno addebitate a entrambi i fronti, senza sconti per nessuno.
Il meccanismo è sempre lo stesso, ed è ormai logoro: si va lancia in resta contro le proposte degli altri per il solo fatto che vengono dagli altri. Le si bolla come ideologiche, pericolose, impraticabili. Salvo poi, passato qualche mese o qualche anno, rimangiarsi tutto e ripresentare le stesse proposte sotto una veste nuova, con un altro nome, come se fossero una propria geniale intuizione.
Siamo freschi dell’ultima vicenda del Bollo auto. Quando l’opposizione ne proponeva l’abolizione in Calabria, per la maggioranza di oggi era una misura demagogica, insostenibile: da Cetto La Qualunque. Oggi la stessa misura, non più regionale, ma addirittura varata come provvedimento nazionale dal Governo Meloni, diventa improvvisamente virtuosa e di buon senso. L’esempio è piccolo, ma fotografico. Ed è su questo sfondo che va letta la discussione in atto dopo l’invio della lettera di Elly Schlein a Giorgia Meloni con le cinque proposte su clima ed energia.
Nel merito si può discutere tutto: se i 14 miliardi di flessibilità europea vadano messi lì, se servano più pompe di calore o più metropolitane, se la tassazione sull’elettrico vada davvero rivista. Ma la cosa che conta di più non è il merito dei cinque punti. È il metodo.
Schlein, per una volta, rompe lo schema. Non presenta un contro‑piano per dire che il governo sbaglia tutto, ma offre un piano di interventi — peraltro in gran parte innestati su misure già esistenti come il Conto Termico e il Piano Casa — e dice: discutiamone. In questo spirito costruttivo, scrive, offriamo la nostra proposta. È un cambio di paradigma rispetto al bipolarismo rissoso. Ed è, in qualche modo, anche una sfida. Certo, bisogna sempre vedere se è un fuoco di paglia o se potrebbe durare.
In ogni caso, una sfida a Meloni: accetterà di uscire dalla logica del “noi contro loro” e di riconoscere che una buona idea può venire anche dall’opposizione, senza che questo sia vissuto come una resa? Ma è una sfida della Schlein anche al proprio campo. Perché il fronte progressista – comunemente chiamato “campo largo” -ha reagito con molto fastidio, come ha dimostrato la reazione di Conte e Bonelli. La paura è sempre la stessa: se dialoghi, tradisci. Se riconosci una ragione all’avversario, indebolisci la tua identità.
Uscire dalle trincee
In realtà è l’esatto contrario. L’Italia ha bisogno disperatamente di uscire dalle trincee. Energia, clima, bollette, reti: sono dossier che non si risolvono in una legislatura e che non possono essere smontati e rimontati ad ogni cambio di governo. Servono politiche di lungo periodo, che reggano oltre il colore di chi sta a Palazzo Chigi. Serve, insomma, una visione programmatica di lungo periodo e destinata a durare per più lunghe stagioni.
Se la lettera resterà solo un espediente tattico, finirà nel dimenticatoio in 48 ore. Se invece inaugura un metodo — quello per cui ci si confronta sui fatti e non sulle bandiere — allora, a prescindere da chi la spunterà sui singoli miliardi, avremo fatto un passo avanti per il Paese.
Abbiamo visto come la lettera si sia dimostrata anche una sfida ad una parte del campo progressista. Non solo della parte più estrema nell’opposizione all’attuale Governo. Anche a quella più “centrista” che si ritrova la Schlein a coltivare quella politica della concretezza richiesta a viva voce da una parte del Pd e da quelli che, alla Calenda, proprio per questa mancanza giustificano il loro stare fuori. E, pertanto, non si può essere tanto ingenui nel non vedere che la mossa di Elly Schlein assomiglia a quelle bombe a grappolo che potenzialmente sono in grado di colpire più obiettivi con una sola esplosione. Noi che, da popolari ed al di fuori della logica del bipolarismo, abbiamo sempre parlato della necessità che si scopra una politica “programmatica” sentiamo in qualche modo che la sfida riguarda anche noi.
La conclusione logica
Tutti dobbiamo provare ad alzare l’asticella del confronto, passando dai temi tattici a quelli strategici. Anche a partire dai cinque punti indicati nella lettera della Schlein senza sottrarci dal lancio di un guanto di sfida che, forse, è ben più consistente della rissa sulla cancellazione del Bollo auto, fatta un po’ a casaccio, come noi stessi abbiamo scritto (CLICCA QUI).
Il cambio di paradigma e di azione politica non è di poco conto. Semmai, viene da chiedersi quanto anche tutta l’opposizione sia in grado di affrontare quei cinque punti non guardando alla polemica del momento, ma alle prospettive del Paese. Proviamo, insomma, senza fare gli sprovveduti, a sporgerci oltre le trincee.
Giancarlo Infante