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Il Bollo via, ma aumenta il Debito

Alla fine il mistero è stato svelato. O almeno così dovrebbe essere. A spiegare da dove arrivano i soldi per cancellare, dal 2027, il Bollo auto per una larga parte degli automobilisti è stato Giancarlo Giorgetti: non sarebbero risorse europee utilizzate impropriamente, ma «risparmi» derivanti dai prestiti ottenuti dall’Italia attraverso il PNRR. «Sono soldi nazionali, non risorse europee», ha chiarito il ministro dell’Economia. E, trattandosi di risorse del Bilancio dello Stato, Governo e Parlamento possono disporne.

La precisazione chiude una delle questioni che avevano accompagnato fin dall’inizio l’annuncio dell’abolizione del bollo. Ma, a ben vedere, ne apre un’altra forse ancora più interessante. Perché la parola utilizzata da Giorgetti è «risparmiati». E risparmiare non significa necessariamente avere trovato dei soldi che non costano nulla. Oltre a vedere se quel “risparmio” non sia stata incapacità ad utilizzare i fondi. Sotto questo profilo, il Pnrr resta uno dei più grandi misteri dell’Italia contemporanea.

Il decreto prevede di utilizzare complessivamente 1,698 miliardi di economie accertate sul PNRR nel periodo 2026-2028: 200 milioni nel 2026, 1,460 miliardi nel 2027 e 38 milioni nel 2028. Si tratta della parte più consistente della copertura di un provvedimento che vale complessivamente circa 2,3 miliardi.

La spiegazione di Giorgetti è chiara: una parte rilevante del PNRR italiano è costituita da prestiti, non da contributi a fondo perduto. Se alcuni interventi sono costati meno del previsto o alcune somme non sono più necessarie perché gli obiettivi del Piano possono essere raggiunti con risorse inferiori, quelle economie possono liberare spazio nel bilancio nazionale.

Ma proprio qui si trova il punto che merita di essere spiegato agli italiani. Quei soldi non sono piovuti dal cielo. Sono stati messi a disposizione dell’Italia attraverso un indebitamento. E il fatto che oggi una parte di quelle risorse possa essere considerata disponibile per un’altra destinazione non cancella il debito che sta a monte del prestito.

Ed ecco il paradosso. Un automobilista che dal prossimo anno non pagherà il bollo vedrà immediatamente il beneficio nella propria tasca. Ma gli oneri finanziari collegati al Debito pubblico rimangono a carico dello Stato e, quindi, della collettività. Anche di quella parte di cittadini che dal provvedimento non riceverà alcun beneficio.

E allora la domanda diventa inevitabile: quanto costa davvero un bollo che non si paga? La domanda acquista ancora più significato se si guarda a chi beneficia della misura.

L’esenzione riguarda, per il 2027, le persone fisiche proprietarie di autovetture fino a 80 kW e un solo veicolo per cittadino; secondo le stime del governo, la platea arriva a circa 14,5 milioni di veicoli. Il criterio scelto non guarda però al reddito del proprietario né al valore dell’automobile. Guarda alla potenza.

Questo significa che, a parità di potenza, il beneficio è identico per chi possiede un’utilitaria dal valore relativamente modesto e per chi possiede un’automobile molto più costosa. Non è dunque una misura selettiva sulla base della capacità contributiva: è una misura generalizzata per una determinata categoria tecnica di veicoli. Se l’obiettivo era aiutare le fasce più deboli, perché non utilizzare un criterio legato al reddito o al valore complessivo del patrimonio?

La risposta, probabilmente, sta nella volontà elettoralistica di rendere la misura immediatamente comprensibile: hai un’auto entro la soglia? Non paghi. Hai un’auto sopra la soglia? Paghi. È molto più semplice di un meccanismo costruito sull’Isee. Ed è anche molto più facile da comunicare. Il problema è che la semplicità amministrativa non coincide necessariamente con l’equità economica.

E arriviamo così al punto iniziale, quello dei soldi. Il governo ha trovato nel PNRR una parte consistente della copertura per una misura che nasce per il 2027 e che Giorgetti e Meloni hanno già indicato come destinata a diventare strutturale. Per il solo 2027 il provvedimento vale circa 2,3 miliardi; se l’esenzione dovesse essere mantenuta negli anni successivi, la domanda sulle coperture diventerebbe inevitabilmente molto più impegnativa.

Ed è qui che il gioco delle parole diventa importante.

Sono «risparmi», dice Giorgetti.  Ma se una tassa può anche scomparire dalla ricevuta dell’automobilista il costo della decisione pubblica che ne sostituisce il gettito non scompare con essa. Semplicemente, cambia posto. Dalla tasca dell’automobilista passa al Bilancio dello Stato. E dal Bilancio, prima o poi, torna a presentarsi davanti a tutti i contribuenti. Anche a quelli che il bollo continueranno a pagarlo.