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Il Pnrr prossimo al caos per i … dilettanti – di Antonio Troisi

Premessa

Alberto De Toni nel suo ultimo libro (Una vita surfando sull’orlo del caos) propone un metodo dell’azione politica atto a governare, ricorrendo alla complessità, la zona intermedia tra ordine e disordine, appunto l’orlo del caos, dove nuove idee e genotipi innovativi erodono senza tregua i confini dello status quo. Quanto alla complessità è l’idea di un’unità nella molteplicità e di una molteplicità nell’unità, che attraverso l’intreccio si ricostituiscono nel tempo continuamente.

L’orlo del caos del dilettantismo quantificativo

È una proposta che merita la massima attenzione perché il dopo PNRR si contraddistingue per una vistosa manifestazione di orlo del caos, non essendo riuscita la nuova P.A. per Risultati ad erodere del tutto i confini della vecchia P.A. per Procedure. Trattasi di quella che Sabino Cassese ha definito “dilettantismo quantificativo” perché, per la scarsa familiarità con i dati quantitativi, ha ostacolato la coniugazione del profilo giuridico con quello della P.A. locale, imposto dalla sostituzione del Patto di stabilità con l’equilibrio di bilancio. Di conseguenza sono state rese fragili le strutture amministrative regionali, impedendo di rendere strutturali i miglioramenti ottenuti e di disporre di un sistema istituzionale funzionante e di valide strutture. Per ricorrere alla complessità economica per gestire detta fragilità occorre fare qualche considerazione sulla metodologia di assessment della complessità e sull’individuazione delle capability necessarie.

L’origine “autoctona” della complessità economica in Antonio Genovesi

Il concetto di complessità è differentemente definito e utilizzato in discipline anche assai diverse fra loro. Tuttavia la metodologia di analisi del concetto di complessità economica la troviamo in Carlo Cattaneo (1858, La città considerata come principio ideale delle istorie italiane), per il quale i profili giuridici del comune si integrano con quelli economici, essendo l’ente locale anche espressione della dimensione territorialmente disomogenea dello sviluppo economico. Questo schema è tratto dalle Lezioni di Economia Civile del salernitano Antonio Genovesi, al quale venne affidata nel 1754, presso l’Università di Napoli, la prima cattedra di Economia al mondo. Su queste lezioni si è formata la cultura federalista non solo di Cattaneo ma di tutta la più illustre borghesia lombarda riformatrice (Verri, Beccaria, Rossignoli), perché colpiti da un particolare importante: Genovesi non si limita a statuire il principio che lo Stato è il garante della pubblica felicità, ma indica anche le norme di accompagnamento che ne assicurano l’effettiva realizzazione — entrate e spese funzionali rispetto all’obiettivo e una concezione del servizio pubblico, locale e nazionale, ancor oggi attuale (Michele Troisi, 1939). Dunque lo schema comune a Carlo Cattaneo e Antonio Genovesi, basato sulla necessità di considerare oltre al profilo giuridico anche quello economico dell’ente locale per poterne valutare l’efficacia dell’azione, rappresenta l’origine “autoctona” della impostazione metodologica della complessità economica, che non è stata mutuata dal progresso di altre discipline. L’unità dell’analisi non dipende dal seguire solo il profilo analitico perché si fonda sulla conciliazione dell’aspetto giuridico con quello economico che, intrecciandosi, si ricostituiscono continuamente nel tempo.

Antonio Troisi