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Russia al voto: la democrazia sospesa

Tre giorni di voto in Russia: 111 milioni di persone chiamate alle urne in un Paese attraversato dal maggior numero di fusi orari al mondo, dall’Europa al Giappone.

L’esito è scontato. Senza partiti d’opposizione, Vladimir Putin riceverà un responso che un tempo si sarebbe definito “alla bulgara”, cioè vicino al 100% dei consensi. Noi occidentali le consideriamo queste elezioni una farsa. E a queste si aggiungono quelle organizzate nei territori occupati del Donbas: un segnale eloquente di quanto Putin non sia disposto a concedere nulla sul controllo delle regioni contese dell’Ucraina.

Per non farsi mancare nulla, le autorità russe denunciano “attacchi cybernetici” contro il voto. Né più né meno di quanto accade anche in Occidente, dove spesso si lamentano intrusioni informatiche durante le elezioni democratiche. Ma in Russia tutto questo fa parte di un lungo scontro sistemico con l’Occidente, diverso nei metodi e nelle finalità da quello che fu la guerra fredda (1945‑1989), conclusa con la caduta del Muro di Berlino.

Dopo alcuni sprazzi di apertura democratica, la Russia è tornata al suo millenario torpore politico, sempre sospesa tra Occidente e Oriente, tra assolutismo e richieste di riforme. Un equilibrio mai risolto, mai stabile. Si torna così a parlare di “democratura”, un sistema che non è molto diverso da quello sovietico, retto da un Segretario del PCUS che controllava il Paese attraverso elezioni scontate, necessarie solo per forma.

Tutto ciò è risaputo, ma resta la domanda: quanto durerà questo sistema anche dopo Putin, che al Cremlino sta invecchiando? E noi, da osservatori occidentali, siamo autorizzati a definire la Russia una democrazia imperfetta, se non una non‑democrazia.

Tuttavia, sarebbe utile farne tesoro per riflettere su quanto anche dalle nostre parti la democrazia stia perdendo credibilità. Guardando alle stagioni in cui la libertà era sinonimo di sviluppo umano e sociale, dovremmo chiederci se non stiamo contribuendo anche noi a renderla più fragile.

Critichiamo liberamente Putin e i russi che subiscono il sistema, ma — come si dice — mettiamoci anche noi una mano sulla coscienza.