L’Intelligenza Artificiale e la democratizzazione del progresso – di Luca Rampazzo
Ci sono due dati interessanti che emergono dalla ricerca “Artificial Intelligence Adoption and Employee Performance in SMEs: A Thematic Analysis of Digital Skills, Organizational Support, and Work Redesign”, pubblicato sull’“International Journal of Business and Management”, vol. 21, n. 5, 2026. il primo è che, delle 5000 PMI intervistate dall’OCSE in sette paesi un terzo utilizza abitualmente l’intelligenza artificiale generativa. Se fattorizziamo il dato che l’IA diventa strumento di lavoro nel 2023 significa che la diffusione è stata rapidissima. Parliamo di un terzo di adozione in soli due anni, due anni e mezzo. Il secondo è il principale beneficio riscontrato è un aumento della qualità di vita dei dipendenti. Comparativamente gli AD di quelle aziende hanno trovato meno benefici. Il tempo di utilizzo ne è una spia: gli AD delle principali società la usano per meno di 90 minuti la settimana.
Perché? Perché l’AD aveva già chi gli automatizzava la giornata. I suoi dipendenti, gli assistenti personali. Tutte figure che, per ragioni facilmente intuibili, erano precluse agli impiegati. Come molte volte riportato su questo giornale, parliamo di figure che hanno gli stipendi fermi da decenni, con carichi di lavoro, dovuti all’ipertrofia normativa, sempre crescenti. L’IA non aumenta lo stipendio, ma riduce enormemente il carico di lavoro. Facciamo qualche esempio. Ogni giorno le persone devono scrivere decine di email. Questa email hanno, spesso, due caratteristiche: la forma è essenziale e il contenuto occupa una frazione dello spazio. Ovvero: tre righe di messaggio vengono diluite, per ragioni commerciali e diplomatiche, in dieci righe di testo. L’IA lo fa egregiamente in un tempo rapidissimo, senza refusi e con il tono di voce corretto. Una mail che avrebbe portato via quindici minuti si scrive in tre. I dodici minuti di tempo restano al dipendente. Idem dicasi per le presentazioni, lunghe processioni di slide che potevano richiedere giorni e straordinari a non finire. L’IA se la cava in pochi minuti con risultati strabilianti. Anche qui il tempo torna al lavoratore.
Questi guadagni non si vedono in nessun bilancio. Talvolta il lavoratore non li dichiara nemmeno sotto tortura per ovvi motivi. Vale lo stesso anche per il piccolo imprenditore, timoroso di essere accusato di decrescere la qualità del lavoro. Quello che invece avviene è che il nocciolo resta intatto, ma gli aspetti meccanici, ripetitivi, alienanti per usare un termine di economia marxista, vengono appaltati a un robot. Questo non toglie lavoro a nessuno, perché nessun giovane è in coda per fare questi lavori. E quando vi sono costretti, i membri della Gen Z, reggono molto poco. Insomma, l’IA sarà anche una grande bolla, ma al momento c’è una grossa parte del valore che non vediamo e che sta beneficiando i lavoratori e i piccoli imprenditori. In una economia troppo abituata a misurare le cose solo dal punto di vista delle grandi aziende. Mentre non siamo abituati a misurare la qualità di vita del giovane che non dovrà fare straordinari non pagati, della madre che avrà il pomeriggio libero per i propri figli o per il cinquantenne che potrà dedicarsi a un hobby invece di preoccuparsi della presentazione non ancora terminata.
Di cosa c’è bisogno, quindi, per facilitarne l’adozione? Io qui ho un parere radicalmente differente dal prof. Forlani: secondo me assolutamente di nulla. Le aziende a cui serve la stanno già usando. La formazione al personale viene irrogata tramite fondi pubblici dalle associazioni di categoria, come Confindustria. Lo posso testimoniare in prima persona, sono un docente. E vi assicuro: non serve “evangelizzare” o tentare di convincere di qualcosa. Basta mostrare. In poche ore e con investimenti di poche decine di euro al mese l’azienda la adotta. Io suggerirei di cuore di non metterci un solo euro in più. Il paese ha altre, più pressanti esigenze. Lasciamo che ciò che funzioni lo faccia serenamente da solo. Anche, ma non solo, per non trovarci senza denaro quando ne avremo davvero bisogno.
Luca Rampazzo