L’alibi delle primarie – di Umberto Baldocchi
La confusione sotto il cielo della politica italiana è grande, la situazione non è ottima, ma forse qualcosa sta uscendo dalle nebbie. Alcuni “giochi” del potere emergono finalmente alla luce del sole ed anche ai cittadini comuni è possibile “vedere le carte”.
E’ merito di due segnali rivelatori. A Destra, la “novità” Vannacci ha mostrato cosa c’è dietro le quinte e come “si fabbrica” il consenso, senza “governare”. Non è importante “fare” è importante “mobilitare”. Usare le parole estreme – Remigrazione! Chiusura delle frontiere! Rastrellamenti delle aree degradate! Respingimento dei clandestini!-invocare durezza della legge, pene deterrenti, imputabilità dei minori, libertà dei privati di difendersi, promettere spese e investimenti pubblici “senza il ragioniere” sono obiettivi-bandiera di un programma figurativo che porta consenso, “ricarica” la strategia “legge e ordine”, persino se il destino dei bilanci familiari, caricati dalle spese dell’economia di guerra, rimane in balia dei vincoli esterni della tecno-finanza e della discrezione della Commissione UE. Si potrà sempre dire che purtroppo le risorse non ci sono per gli stipendi, gli ospedali e le scuole, ma solo per le armi e l’energia. Mica si può aver tutto. E’ questa un “vincolo” sgradevole ma che non incrina il consenso, dato che persino il potere che mostra la sua “forza” imponendo a muso duro le decisioni sull’ordine pubblico e sulla pubblica informazione., nulla può contro la tecno-finanza di guerra, di cui nei fatti si mostra il più discreto e fidato vassallo.
A Sinistra il segnale è arrivato dal “pasticcio” primarie/programma che si va delineando con sempre maggiore evidenza. Si tratta dell’ alibi del programma che aveva spiegato benissimo già Massimo Cacciari su La Stampa dell’ 8 agosto (Alla ricerca di un leader con l’alibi del programma). Si dice che nel “campo largo” il programma è la prima cosa da concordare prima del leader. Logico. Ma chi scriverà il programma? Un centro studi, una fondazione partitica, i quattro leader in una baita di montagna, una Intelligenza Artificiale, o chi altro ancora? I programmi dei partiti di un tempo, ricorda Cacciari, erano “elaborazioni collettive” nate “da anni di lotte sociali, dall’analisi, maturata nella vita quotidiana di queste forze, della situazione storica e delle sconfitte subite”. Il rischio è che , una volta al governo il programma del campo largo debba “farla fine di quello della Destra 5 anni fa : cartoline-ricordi” (ancora Massimo Cacciari), Il programma “nuovo” in ogni modo, in quei pochi punti che conosciamo, odora già di “stantio” : salario minimo, congedo paritario, forse una patrimoniale, investimenti sanitari, UE permettendo. Qualcuno ci crederà? Meglio allora un leader, scelto con le “primarie”, che sia lui garanzia o “alibi” del programma che non c’è.
Da un lato dunque, il vuoto pneumatico della Destra di governo che vive per un verso di una politica “messa in scena” per il consenso dei “tifosi” elettorali e per l’altro del sostegno della tecno-finanza cui garantisce la blindatura dei conti pubblici ( a costo di quelli privati degli Italiani). Dall’altro lato vi sono le macerie di una Sinistra che è andata nell’ultimo trentennio a rimorchio di altri, a partire dal neo-liberismo ribattezzato “riformismo” e che insiste con la sua irrefrenabile coazione a ripetere con alibi screditati invece di cercare forze vive per costruire programmi nuovi, coraggiosi e credibili. Più che un vicolo cieco pare la fine di un percorso, per la Sinistra. Per un nuovo percorso occorrerebbe distogliere lo sguardo dalle “macerie” e affrontare le “cose nuove” prodotte dalla storia. Dal coraggio di guardare le novità della storia sono nati i grandi progressi sociali di cui ancora godiamo, dal coraggio che ebbe Papa Leone XIII, nella Rerum Novarum, aprendo nel 1891 la strada al pensiero sociale cattolico.
Papa Leone XIV con la sua “Magnifica Humanitas” ne continua il cammino, indicando il nuovo grande problema dell’ epoca della Intelligenza Artificiale che è, come mostra l’ Enciclica, quello dei limiti del potere e del rapporto tra il diritto e la legge. In estrema sintesi, dalla dignità della persona da tutelare contro lo sfruttamento capitalistico ( Rerum Novarum), l’obiettivo è passare alla persona come limite cui conformare ogni potenza tecnologica, o meno, a partire da quella suprema che è quella di fare la guerra, cioè di cancellare la vita umana ( Magnifica Humanitas).
A partire di qui si potrebbero individuare i pochi ma chiari punti dell’agenda di un vero e realistico programma politico che possa aprirei nuovi orizzonti necessari per umanizzare la rivoluzione tecnologica. Lo faranno i “partiti” esistenti? Non credo. Lo potrebbero fare però i semplici cittadini provando a costruire qualcosa di simile ad una alleanza per la democrazia costituzionale, che proponga alla coalizione di opposizione la costruzione di una piattaforma che, da un lato, risponda alle esigenze vere e immediate del Paese reale, dall’altro produca una visione prospettica che configuri un sistema che torni a disciplinare tutti i poteri, politici e tecnologici, e non solo in Italia ma anche in una UE allo sbando e non più attrattiva. E’ la strada già aperta dal referendum costituzionale sulla giustizia, la strada per costruire quella coalizione nuova nei contenuti, che non potrà mai nascere “in automatico” da primarie o da leader dotati di poteri “federatori”. Mi pare non presunzione, ma crudo realismo, il realismo non dei teatrini mediatici o degli autolesionistici casting sui leader, ma di chi ha capito il gioco e non lo asseconda più.
Umberto Baldocchi