Una generazione in sospeso sulla Manica
Una generazione che nel 2016 non aveva l’età per votare ora giudica Brexit un fallimento e chiede di tornare nell’UE. Secondo l’ultimo sondaggio condotto da More in Common e da The Guardian tra i giovani che vanno ai 18 ai 28 anni di età, il 60% voterebbe per rientrare nella UE; solo 9% resterebbe fuori. Tra chi voterebbe davvero, il margine diventa schiacciante: 81% pro‑UE contro 19% pro‑Brexit. Il 50% definisce Brexit un fallimento; solo 16% un successo. I più giovani (18–21 anni) sono i più critici: 53% fallimento, 12% successo.
Perché?
Secondo le risposte ai sondaggisti si deduce che la Brexit è stato il primo evento politico “formativo” per la cosiddetta Gen Z. Molti credono che Brexit poteva funzionare, ma è stata rovinata dai politici. Non vogliono però tornare a un decennio di dibattiti tossici: le priorità sono costo della vita, casa, lavoro, clima.
Il fattore demografico
Dal 2016 sono morti oltre sei milioni di elettori, in gran parte pro‑Leave. Ma altrettanti sei i milioni di giovani sono entrati nel corpo elettorale, in larga maggioranza pro‑UE. Risultato: la maggioranza pro‑Brexit del 2016 non esiste più.
Cosa vogliono ora
Il 62% chiede un nuovo referendum entro 5 anni. Solo l’ 11% è contrario.
L’analisi economica
Dieci anni dopo il referendum, l’impatto economico di Brexit è ormai evidente: l’economia britannica è più piccola, meno produttiva e più fragile.
Effetti principali
- L’economia UK è oggi 4–6% più piccola di quanto sarebbe stata restando nell’UE.
- Alcuni studi stimano un impatto fino all’8% di PIL perso nel lungo periodo.
- La produttività è destinata a restare più bassa del 4% rispetto allo scenario “no Brexit”.
Commercio e imprese
- Le esportazioni verso l’UE sono diminuite del 12%, le importazioni del 16%.
- Agricoltura e alimentare crollano: –30%.
- Per molti piccoli esportatori, la burocrazia post‑Brexit rende impossibile vendere in Europa.
- I servizi reggono meglio, ma soprattutto per dinamiche legate alla pandemia.
Nuovi accordi commerciali
- UK ha firmato 39 accordi con 72 Paesi, ma non compensano la perdita del mercato europeo.
- L’UE resta comunque il 40% del commercio britannico.
Clima politico
- Brexit ha prodotto instabilità politica cronica: 7 primi ministri in 10 anni.
- Cresce il rimpianto: metà dei britannici pensa che Brexit stia andando peggio del previsto.