Una lettura di quel che succede tra Usa e Iran: manca il petrolio
Un articolo di Mauro Bottarelli su www.ilsussidario.net ruota attorno a un’idea centrale. Quella che vera emergenza degli ultimi giorni non è geopolitica, non è la Fed, non è il nucleare iraniano. È il petrolio. E soprattutto: le scorte statunitensi stavano per finire, e questo ha costretto Donald Trump ad accettare un accordo con l’Iran che l’autore definisce apertamente una farsa.
Trump ammette il “segreto di Pulcinella”
Durante il G7, Trump ha dichiarato che:
- gli USA e l’Iran hanno raggiunto un accordo per evitare una crisi globale,
- le riserve petrolifere mondiali stavano per esaurirsi,
- il tempo rimasto era di circa quattro settimane.
Secondo Bottarelli, non è un caso né il contenuto né il tempismo: proprio in quelle ore veniva pubblicato il dato settimanale delle scorte a Cushing (Oklahoma), il principale hub logistico del petrolio americano.
Il dato critico: Cushing vicino al limite operativo
Siamo di fronte a:
- una discesa rapidissima delle scorte,
- un avvicinamento pericoloso alla soglia dei 20 milioni di barili, considerata il “limite operativo”,
- la possibilità concreta che si fosse già scesi sotto i 18 milioni, cioè sotto il livello minimo per garantire la consegna fisica dei futures.
Perché è così grave? Perché chi ha contratti reali, non speculativi, rischia di non poter consegnare il petrolio. E questo può generare:
- default contrattuali,
- esplosioni di prezzo,
- panico di mercato.
Il precedente del 2014 e quello del 2020
Bottarelli ricorda:
- nel 2014 Cushing toccò 17,9 milioni di barili, un minimo storico,
- nel 2020 accadde il contrario: le scorte si riempirono troppo, e il prezzo del petrolio crollò fino a valori negativi.
Oggi, dice l’autore, siamo nella versione speculare: scorte troppo basse → rischio di shock.
L’accordo con l’Iran come “pezza” per evitare il disastro
L’accordo annunciato da Trump:
- non parla di nucleare,
- prevede addirittura un fondo da 300 miliardi di investimenti privati,
- appare come un compromesso improvvisato, costruito per guadagnare tempo e calmare i mercati.
Per Bottarelli è un accordo “ridicolo”, ma necessario per evitare un’esplosione del prezzo del petrolio.
Il ruolo della speculazione e degli algoritmi
L’articolo insiste molto su un punto: i mercati del petrolio sono dominati da trading algoritmico e speculazione cartacea, non da dinamiche reali.
Trump, al G7, aveva minacciato di “tornare a bombardare” l’Iran se l’accordo non gli fosse piaciuto. Per l’autore era un classico “Taco trade”: una sparata per influenzare i mercati proprio nel giorno della Fed.
Ma gli algoritmi non capiscono l’ironia: reagiscono, amplificano, schiacciano gli short, generano volatilità.
Il vero shock petrolifero non è mai esistito
Bottarelli mostra un altro grafico: il prezzo del petrolio, dall’inizio alla fine della guerra, è tornato esattamente dov’era.
Secondo lui:
- la crisi energetica è stata gonfiata,
- i movimenti di prezzo sono stati giochi di carta, utili a gestire leverage, capex e short squeeze,
- il “rally bellico” è stato alimentato più dalla finanza che dalla geopolitica.
Il segnale finale: qualcuno sa qualcosa
Martedì della scorsa settimana si è verificata una “disconnessione” anomala: il prezzo del petrolio scendeva (per l’accordo), ma la volatilità saliva, e per Bottarelli questo indica che:
- alcuni operatori sanno che la crisi delle scorte non è risolta,
- e che il mercato potrebbe prepararsi a un nuovo movimento violento.