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Smemorata come metodo politico

È diventato davvero imbarazzante vedere le piroette di Giorgia Meloni e ascoltare dichiarazioni che smentiscono quanto lei stessa ha affermato neppure tanto tempo prima.

Si è giustamente guadagnata il riferimento a Cetto La Qualunque, – perché sulla questione del bollo auto si permise di paragonare il candidato 5 Stelle alla Regione Calabria, Tridico, all’immaginifica figura dello spregiudicato e rozzo personaggio politico creato da Antonio Albanese — per poi fare, a livello nazionale, esattamente ciò che Tridico prometteva avrebbe fatto a livello regionale: l’abolizione del bollo.

Del resto, questa mancia elettorale è tutta da verificare:

  • per le coperture, visto che la maggioranza parla dell’uso dei fondi del PNRR — cosa tutta da vedere se sarà permessa dall’Unione Europea;
  • e per la durata, che comunque dovrebbe ricadere nell’ambito della prossima legge finanziaria. Lei insiste nel dire che sarà duratura …ma?!

Resta in ogni caso la considerazione che, grosso modo, siamo al livello degli 80 euro distribuiti da Matteo Renzi a suo tempo.

Però, alcune cose sono chiare: la smemoratezza come metodo politico — perché è infinito l’elenco delle cose che lei si è rimangiata — e il fatto che Meloni ha capito di non aver sfondato oltre il proprio elettorato. E quindi, pensa esclusivamente a quello ed alla possibilità di raccimolare qual cosina in più per se stessa,  nonostante le tante dichiarazioni sulla coesione e la durata della maggioranza, da ciò che può accadere agli alleati Salvini e Forza Italia. Non è un caso se da questi ultimi due ambienti trapela che le loro proposte in materia avrebbero potuto essere in parte diverse, e il Ministro Giorgetti ha parlato pubblicamente di una decisione sofferta. Non poteva dire apertamente di non essere stato d’accordo: lo ha fatto con un giro di parole.

Le mani libere della smemorata

La smemoratezza serve a Giorgia Meloni per tenersi le mani libere e, in questo contesto, bisogna ascoltare più che i suoi lunghi silenzi e il suo operare sotto traccia, quello che dicono quanti fanno parte del suo entourage. Come nel caso di Italo Bocchino, che sulla 7 ha ammesso papale papale che alla Meloni andrebbe pure bene perdere le elezioni per puntare a tornare a fare la leader dell’opposizione — “il mestiere che sa fare molto bene” — perché mira nel giro di due anni – risultati delle prossime elezioni in Francia e Spagna permettendo – più in alto: diventare la leader dell’intera destra europea. E questo, ammesso che poi finisca per rivelarsi un progetto percorribile — perché l’Europa è molto più complicata di quanto non lo sia l’Italia — lascia aperti tutti gli scenari possibili: persino quello di elezioni anticipate o di un governo tecnico che ci guidi fino alla scadenza naturale dei prossimi dodici mesi. In fondo, se perdesse, si divertirebbe a tornare a fare la barricadiera e, paradossalmente, a mettersi ad  accusare gli altri delle conseguenze dei suoi fallimenti politici ed economici.