“Saloon” Italia- di Domenico Galbiati
Un sistema che ha perso il controllo
Il bipolarismo ha divorato sé stesso. Ci mancava giusto da una parte la “patrimoniale”, dall’altro il concorso delle banche e delle assicurazioni alla prossima legge di bilancio per allargare le crepe che attraversano l’uno e l’altro dei due schieramenti. Quando è guerra è guerra per tutti. Se la legge sovrana del momento è, pregiudizialmente, la rissa, ovviamente la rissa dilaga e finisce per penetrare anche all’interno dei due schieramenti. Laddove, al contrario, dovrebbe esserci un’armonia non necessariamente monocorde, ma, almeno qui, frutto, via via più maturo, di un confronto, finalmente dialettico, dove siano ammesse opinioni differenti, purché orientate ad una mediazione virtuosa che le ricomponga in un giudizio comune. È saltato il banco. Il sistema bipolare-maggioritario ha perso il controllo della situazione. Il Paese è allo sbando, la democrazia boccheggia, il Parlamento, come un cavallo azzoppato, è parcheggiato fuori dal saloon intanto che la sparatoria infuria, a tal punto da non risparmiare neppure il pianista.
Vittime di un campo gravitazionale impazzito
Non a caso la divaricazione verticale del sistema politico, puntualmente perseguita da una parte e dall’altra – come non era difficile prevedere per chi conoscesse l’abbecedario della politica – si sta scaricando sul Paese, diviso radicalmente in due, nel momento in cui il bene più prezioso dovrebbe essere una forte coesione sociale, un sentimento di amicizia e solidarietà che ci consenta di affrontare con fiducia i cammini impervi che ci aspettano. Senonché, non poteva andare diversamente talmente la postura del sistema vigente è antitetica alla storia ed alla cultura civile dell’Italia. È difficile, perfino, sollevare una istanza di imputabilità nei confronti sia della destra sia della sinistra. Chiamate a rispondere davanti al tribunale della storia o almeno, più prosaicamente, al giudizio della pubblica opinione, avrebbero diritto di chiedere, almeno, le attenuanti generiche. Infatti, se si osserva a fondo, destra e sinistra, talvolta, più che protagoniste, appaiono, a loro volta, vittime inconsapevoli di un campo gravitazionale impazzito, che disegna una curvatura dello spazio tale da non consentire loro se non di percorrere orbite destinate allo scontro frontale.
La tentazione autoritaria e la deriva tecnocratica
E queste sono le condizioni con cui ci apprestiamo ad affrontare un passaggio elettorale che molti considerano “epocale”. Non a caso c’è chi vaneggia di “Terza Repubblica”, sognando un rivolgimento costituzionale, in primo luogo, e politico che ricacci l’Italia indietro, di un secolo e più, a rivivere, nelle condizioni oggi storicamente possibili, i fasti di una cultura del potere autoritaria. Incoraggiati da una oggettiva difficoltà degli ordinamenti democratici che, quasi ritraendosi da sé stessi, come se volessero abbandonare il campo, offrono ampi spazi ad una avanzata grigia dei poteri “tecnocratici”. Il quadro è sconfortante. È, in sé, il sistema ad essere malato. Ed il rimedio non si vede. Tanto meno dal campo delle opposizioni.
Domenico Galbiati