L’estate torrida e il cambiamento climatico
L’ondata di calore che sta investendo l’Europa occidentale è la più intensa e diffusa mai registrata, e secondo gli scienziati non sarebbe possibile senza la crisi climatica provocata dall’uso massiccio di combustibili fossili. Quasi metà delle 850 maggiori città europee sta vivendo il peggior livello di stress termico mai misurato — una combinazione di temperatura e umidità che rende il sudore inefficace e aumenta il rischio per la salute.
Nel Regno Unito, giovedì è stato toccato il record assoluto di giugno con 36,7 °C, mentre in gran parte dell’Europa occidentale si moltiplicano le emergenze mediche e i decessi. Nel 2022, l’estate torrida aveva già causato oltre 60.000 morti nel continente. Anche se le analisi statistiche richiederanno tempo, gli esperti prevedono un impatto pesante: scuole chiuse, ospedali in difficoltà, trasporti ferroviari e aerei sospesi.
Gli scienziati del consorzio World Weather Attribution (WWA) mostrano come l’aumento delle temperature estreme sia rapidissimo: nel 2003 un’ondata come quella attuale sarebbe stata 2 °C più fresca, nel 1976 3,5 °C più fresca. Le notti afose che oggi impediscono di dormire sono cento volte più probabili rispetto a vent’anni fa. Senza un’azione climatica urgente, avvertono, le estati future potrebbero far sembrare questa “relativamente fresca”.
I ricercatori tendono a sottolineare che l’evento non sarebbe stato possibile senza il riscaldamento globale: in 50 anni, con +1,1 °C di aumento medio, la probabilità di un’ondata simile è cresciuta enormemente. Oltre 100 milioni di europei affrontano temperature superiori ai 35 °C.
Il WWA ha usato l’indice Wet Bulb Globe Temperature, che considera anche l’umidità e la capacità del corpo di raffreddarsi. In 45% delle città sopra i 50.000 abitanti, le condizioni sono le peggiori mai registrate. Il cambiamento è “sbalorditivo”, dicono gli esperti.
Insomma, il riscaldamento globale è finito fuori controllo, alimentato dalla dipendenza da carbone, petrolio e gas. Le soluzioni, però, sono chiare: accelerare la transizione verso energie pulite, proteggere le foreste e rafforzare la resilienza climatica.
Il WWA ha escluso cause naturali come El Niño: il fenomeno attuale, un “heat dome” che intrappola l’aria calda sopra l’Europa e richiama correnti dal Sahara, è tipico dell’estate, ma la temperatura è stata amplificata dal riscaldamento globale. Come ricorda la Croce Rossa, dopo la tragedia del 2003 molti Paesi hanno investito in sistemi di allerta e piani d’emergenza, ma non basta più.
In sintesi, l’estate rovente che stiamo vivendo è la conferma più evidente della crisi climatica in corso: un segnale che il tempo per agire si sta rapidamente esaurendo.