La strategia per un negoziato per la pace in Europa – di Gaetano Lo Presti
Chi lavora in azienda da tanti anni è molto probabile che conosca quelle che vengono chiamate leggi di Murphy, una serie di regole apparentemente illogiche ma che hanno un fondo di verità per motivi statistici, psicologici o legati alla natura umana. Ve ne sono due abbastanza note:
- “Per ogni problema complesso esiste una soluzione semplice, chiara, plausibile… e sbagliata.” (Legge di Johnson)
- “Se non riesci a convincerli, confondili.” (Legge di Truman)
Durante le Comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato in vista della riunione del Consiglio europeo, La Meloni ha fatto un discorso su un cui passaggio, sotto riportato, è stato applaudito da una parte dell’opposizione e su cui i giornali di oggi hanno scritto tanto.
“So che su questo il dibattito è acceso, anche in quest’Aula, anche all’interno degli schieramenti. Lo rispetto e lo comprendo perfino, perché nessuno in quest’Aula vuole la guerra. Tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi.
Per come la vedo io, il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace: è ciò che la rende possibile. Perché se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario, che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista.”
Quando ho letto di “alternativa alla pace” e non di “alternativa alla guerra” in questo contesto qualcosa mi è suonato strano dal punto di vista della semiotica del discorso e ho pensato; non è che per caso la Meloni usa le leggi di Murphy per scrivere i suoi discorsi?
Mi spiego.
Una guerra finisce solo con una accordo di pace ma per fare gli accordi serve un tavolo negoziale e dei negoziatori che prima o poi bisognerà stabilire e purtroppo anche una volta stabilito il tavolo delle trattative esiste la possibilità che l’accordo non si chiuda (senza tavolo intanto c’è guerra).
Tutti i bravi negoziatori hanno una regola aurea che è identificata con l’acronimo BATNA (Best Alternative To Negoziate Agreement) cioè mi siedo al tavolo per fare un accordo ma ho chiara la possibilità che l’accordo non si faccia perché il massimo che l’altro è disposto a concedere è peggio del non chiudere l’accordo.
Questo punto (trovare “alternative a questa guerra”) è completamente escluso dal discorso della Meloni che viene sviato sul tema di fornitura di armi come “non alternativa alla pace ma ciò che la rende possibile ” pur se alleggerito dalla frase “Per come la vedo io”. E’ l’applicazione perfetta delle due leggi di Murphy citate all’inizio.
Il buon negoziatore, al contrario, deve sapere qual è invece l’alternativa a “questa guerra” se non chiude un accordo: accettare la logica dell’escalation? applicare l’art.5 della NATO e magari attaccare preventivamente la Russia se militarmente necessario? oppure rassegnarsi a cedere l’Ucraina o sue parti dopo aver fatto il massimo per l’Ucraina ?
Per questo bisogna lavorare in Europa per identificare quali sono solo le possibili alternative di pace in caso di non accordo, cosa completamente assente nel discorso della Meloni al Senato.
L’Europa nacque, su spinta di Adenauer, De Gasperi e Schuman, principalmente per garantire la pace in Europa e quella (stavolta “a mio modestissimo avviso”) dovrebbe essere anche oggi la nostra visione.
Trovare alternative serie di pace non è facile ma uno sforzo speculativo, da parte della Commissione Europea, va fatto e reso evidente alle persone; anche perché durante la negoziazione, anche se non detto, la controparte deve sapere che hai almeno un’alternativa e che non può alzare l’asticella a suo piacimento.
Vediamo prima i singoli aspetti del problema per poi vederne le interazioni.
- Armi all’Ucraina: se non c’è un accordo o un tavolo aperto con tregua in corso devi difendere il più debole. Teniamo però presente che tutto ha senso se gli sforzi per trovare un accordo sono stati tutti fatti. Oggi è giusto aiutare militarmente l’Ucraina ma un vulnus c’è: certamente stiamo parlando di una aggressione da parte di una dittatura su una democrazia ma sia L’Europa (o dovremmo dire la NATO ?) che l’ Ucraina non hanno dato chiara volontà di voler discutere un accordo di Pace. E’ evidente a tutti che un tavolo delle trattative non sia stato avviato perché, da entrambe le parti, ci si aspettava ( e si aspetta ancora) una sconfitta sul campo dell’avversario per trattare da una posizione di forza: risultato? 4 anni di sofferenze e migliaia di morti. Anche la proposta di Putin di trattare per il Donbass una soluzione tipo quella adottata in Alto Adige-Sud Tirol dall’Italia di De Gasperi, ancorché potesse essere strumentale da parte della Russia, non è stata mai seriamente considerata né dall’Europa nè dall’Ucraina.
- Riarmo convenzionale e Disarmo nucleare: le due voci sono legate e qui entrano in gioco gli Stati Uniti. Il disarmo in particolare ha rivestito un ruolo importantissimo per tenere aperto un tavolo di trattative con la Russia. Nel febbraio 2026 il trattato New Start tra Russia e USA è scaduto e non è stato più rinnovato. In questo contesto va tenuto presente sia il fatto che fu Donald Trump a non volere il rinnovo perché intenzionato a scriverne uno totalmente nuovo che coinvolgesse anche la Cina sia che fu lo stesso Trump nel 2019 a cancellare pure il trattato INF sui missili a medio raggio, accusando Mosca di violazioni dell’accordo. In sostanza, sono del tutto cancellati gli accordi sul controllo degli armamenti nucleari ereditati dalla Guerra Fredda. Dunque non abbiamo alcun tavolo aperto sulla riduzione degli arsenali e al di là di qualsiasi dichiarazione ufficiale, il messaggio connesso al cosiddetto riarmo è chiaro: anche l’Europa accetta la logica di una possibile escalation senza limiti definiti da trattati (Readiness 2030 plan). La nostra strategia di Pace dovrebbe invece essere quella del contenimento concordato degli arsenali e non quello delle decisioni unilaterali. Capisco la realtà dei fatti ma è molto triste constatare l’assenza di impegno dei cattolici su questo, l’anno passato con Civiltà dell’Amore avevamo tentato di proporre una mozione al Parlamento Europeo per l’istituzione di un tavolo per il disarmo nucleare a Bruxelles in vista della scadenza del trattato New Start ma nessuno degli europarlamentari di area cattolica se l’è sentita di firmare la mozione per poterla proporre .
- Ruolo ONU ed Organismi Internazionali: dispiace constatare la diffusa accettazione del decadimento del ruolo degli organismi sovranazionali per garantire la Pace. In un mondo dove vengono alla ribalta nuovi grandi paesi noi cattolici cogliamo l’insensatezza di tale posizione sostenuta anche da Paesi Occidentali . Possiamo solo dire che è un grave errore e continuare a insistere sul recuperare, anche in altra forma, l’autorevolezza delle istituzioni sovranazionali con finalità di Pace.
- Ingresso dell’Ucraina in Europa e nella NATO: La storia ci insegna che gli accordi non sono mai neutri in quanto le parti hanno interessi confliggenti e anche questo tipo di decisioni devono pragmaticamente rientrare in un accordo. Questo è un argomento molto importante sulle possibili leve negoziali. Mentre la nostra BATNA dovrebbe prevedere una nazione Ucraina da salvaguardare come indipendente, le tempistiche della sua entrata nella Comunità Europa e nella Nato possono essere argomenti di negoziazione con la Russia.
- Chi ha titolo (Ucraina) e Chi è parte interessata (Europa) : Dopo 4 anni di guerra e migliaia di morti non si può considerare la guerra tra Russia e Ucraina come una schermaglia regionale, visto anche il coinvolgimento di altri attori occidentali che ha influito sull’andamento della guerra. I fatti vengono sempre prima delle parole. Per quanto possa eesere chiaro che la BATNA va definita dall’Ucraina non c’è dubbio che l’Europa è la principale “parte interessata” e deve sia partecipare alla definizione che accettare la BATNA dell’Ucraina. Le azioni dell’Europa “devono” essere conseguenti a questo. Cosa che non è mai stata fatta in questi 4 anni. Cioè devono essere chiari nella BATNA sia la ricerca della pace che la dignità dell’Ucraina.
- Ruolo degli USA, della Nato e della Cina:Sono certamente il fattore che incrementa maggiormente la complessità del problema: Introducono in questa partita enormi interessi geopolitici e comunque saranno attori in una trattativa. In questo ambito il mantenimento di relazioni diplomatiche intense e il lavoro degli ambasciatori sono l’unica arma per ridurre la quantità di vincoli imposti dall’esterno.
Per concludere. Pur nella complessità del tema ed estrema difficoltà nel condurre in porto una trattativa che porti alla pace dai 5 punti emerge che c’è tantissimo da poter fare da parte dell’Europa :
- Nel suo status di “parte interessata” l’Europa dovrebbe definire , insieme all’Ucraina, la sequenza di passi da fare per arrivare ad un tavolo di trattative avendo ben presente di attuare azioni il cui esito sia governabile autonomamente da Europa/Ucraina e non da altri, USA inclusa (dimenticarsi cioè la retorica degli “auspici” o di “speranze affidate all’opera di altri”), identificando quindi il BATNA da assegnare al negoziatore ucraino. Lato Europeo dovrebbe essere accettabile una soluzione tipo quella usata per l’Alto Adige.
- Attivare le diplomazie europee a dialogare con USA e Cina per preparare il terreno a una trattativa tra Russia e Ucraina e scandagliare tutte le possibilità del loro supporto verso la pace o almeno una de-escalation.
- Individuare azioni per ridare prestigio alle istituzioni sovranazionali e cercare aprire comunque un tavolo sulla riduzione degli armamenti strategici, basato a Bruxelles , invitando tutti i soggetti che possiedono armi nucleari o strategiche (missili ipersonici, reti satellitari militari, impieghi AI in ambito militare) oltre a Russia e USA firmatari del precedente accordo New Start.
- Ridefinire le strategie di riarmo europeo (o disarmo) in base alla BATNA concordata con l’Ucraina.
A latere invece un “auspicio” perché, ahimè, è un evento che non è in nostro potere attuare: che si avvii una riflessione e si ritrovi una concordanza sul tema della pace in Ucraina da parte di quegli europarlamentari italiani che si richiamano ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, indipendentemente dalla loro appartenenza politica e che questo generi una mozione comune a Bruxelles. Invochiamo il Signore affinché ciò avvenga.
Gaetano Lo Presti