La Legge finanziaria e il mondo di Pinocchio – di Umberto Baldocchi
Tanti anni fa un bravissimo e simpatico presentatore televisivo fu solennemente redarguito perché in uno sketch comico aveva proferito una frase che diceva più o meno che l’ Italia era una repubblica fondata sulle cambiali invece che sul lavoro.
Oggi forse ci metteremmo a sorridere di quei rimproveri, ma dovremmo riconoscere che quella battuta aveva anticipato inconsapevolmente una situazione paradossale che si sarebbe manifestata in questo XXI secolo. La bozza di Legge finanziaria, presentata come un esempio di saggezza ed equilibrio (la “coperta corta”, che purtroppo non arriva a coprire tutto…), sembra contenere tra le sue misure sociali, accanto ad alcune avarissime e simboliche erogazioni monetarie (taglio IRPEF al 33% per redditi da 50.000 a 55.000 euro, ma solo per l’anno elettorale 2027, Fondo Valore per nuovi nati di 100 euro annui per 18 anni, voucher sanitario di 300 euro agli ultra-settantacinquenni ma solo fino a un certo reddito) i diversi interventi consistono in riduzione non quantificabili preventivamente della tassazione e quindi in diminuzioni di entrate fiscali che richiederanno di essere “onorate” alla scadenza come le cambiali, ma non si dice da chi.
Tra questi benefici: cedolare secca per affitti a meno di 36 anni dal 5% all’ 1% stop strutturale al bollo macchina fino a 80 KW, imposta ridotta all’ 1% sugli aumenti salariali fino a 2500 euro per i dipendenti privati nati dopo il 1998 con redditi fino a 28.000 euro e flat tax al 15% fino a 100.000 euro per i lavoratori autonomi con regime privilegiato rispetto ai dipendenti (una tassazione non progressiva, ma proporzionale, tanto per mostrare rigorosa estraneità alla Costituzione).
Questi benefici concessi dallo Stato come saranno pagati? Non potendo fare debito aggiuntivo è ovvio, saranno pagati da un taglio delle prestazioni erogate da Stato e Regioni. Flat tax e detassazione cosa sono se non benefit assegnati ad alcuni cittadini con i soldi del futuro, e per giunta coi soldi “pescati” dai portafogli di altri cittadini, invece che dal patrimonio complessivo delle entrate fiscali di cui dispone lo Stato, come si fa con il debito “virtuoso” quello “consentito dall’ UE” soltanto per armi e per energia? Sembra però in questo modo che non paghi nessuno, che nessuno metta le “mani in tasca” agli Italiani.
In realtà si pesca, non a caso, soltanto nelle tasche dei più deboli, salvo poi lamentarsi di disuguaglianze crescenti. E’ un vecchio giochetto. Quei benefit non entrano nel nuovo Debito pubblico che lo Stato accumulerà come fa per armamento ed energia non saranno compensati secondo le regole della tassazione (giuste o ingiuste che siano ritenute). Saranno semplicemente pagati dalla riduzione delle prestazioni statali e regionali (sanitarie, sociali educative e via dicendo) ricadendo solo sui ceti più deboli quelli che hanno bisogno delle prestazioni pubbliche e magari non hanno assicurazioni private.
Infatti, già si taglia il numero dei docenti della scuola- non sia mai detto usare il decremento demografico per avere meno classi “pollaio”- e si prevede un taglio dell’adeguamento automatico delle pensioni, cioè del “grande bancomat” che dal 2011 salva i conti dello Stato a spese di quelli dei cittadini.
Sembra però che gli Italiani o una gran parte di loro possano pensare che soldi o benefici statali possano anche nascere dal nulla, quando sentono parlare di sconti fiscali. E’ una vecchia storia che aveva già raccontato nell’Ottocento un certo Carlo Lorenzini detto Collodi, un combattente del Risorgimento, che assistette alla sua conclusione deludente e cercò di contrastarla proponendo una difficile educazione civile, con la storia di Pinocchio. E’ Collodi che ci racconta del Gatto e della Volpe che spiegano a Pinocchio l’utilità di seminare gli zecchini nel Campo dei Miracoli dove potranno ben moltiplicarsi da soli. Queste credenze attecchiscono in uno strano Paese in cui, fra le altre cose, si crede al paese dei Balocchi, si mettono in galera gli innocenti e si buttano ai pesci i sillabari. Davvero uno strano paese.
Umberto Baldocchi