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Il tradimento del libero mercato quanta democrazia vi è attualmente? e che tipo di democrazia è? (2) – di Vitaliano Gemelli

Questa che segue è la seconda parte dell’articolo pubblicato ieri (CLICCA QUI)

“Lo Stato è inefficiente, mentre il privato è efficiente” è stato il mantra che economisti di fama hanno imposto alla politica per trasformare il sistema dei servizi pubblici, sottovalutando, forse inconsapevolmente, che una struttura privata, proprio per la sua natura, non ha come riferimento le popolazioni, ma l’efficienza e la solidità della struttura stessa, anche  rendendo conto agli azionisti; in alcune strutture vi è lo Stato con percentuali azionarie pressocché irrilevanti a meno che non ricorra al Golden Power, ma non si registrano trasferimenti dei vantaggi dallo Stato ai cittadini, forse perché non ci sono o perché vengono ricompresi all’interno della fiscalità generale, che non è la migliore del mondo, anzi; infine, la deriva privatistica nei servizi degli enti locali ha determinato una enorme lievitazione dei costi e un degrado intollerabile nella fornitura dei servizi.

Anche i meccanismi europei che regolano il mercato, non si pongono il problema dei vantaggi da costruire per le popolazioni, ma l’attenzione è rivolta alla competitività mondiale e le variazioni di prezzo dei prodotti seguono regole di semplice speculazione; un esempio è rappresentato dal meccanismo di fissazione del prezzo del petrolio, che tutela soltanto le grandi compagnie e vessa i cittadini.

La domanda che viene spontanea riguarda la esistenza della democrazia in un mondo, quello occidentale, organizzato secondo le regole della concorrenza, che favorisce chi è più forte ed espelle quelli che non sono competitivi.

Il ruolo del cittadino è completamente azzerato, mentre è costretto a seguire regole che non ha contribuito a decidere, nemmeno con l’elezione di una sua rappresentanza parlamentare, perché la politica e le sue scelte sono imposte da un sistema mondiale, che stabilisce gli ambiti di intervento degli Stati (basta fare riferimento alle tre grandi agenzie di rating che annualmente attribuiscono il punteggio ai bilanci e quindi aprono o chiudono le prospettive di modifiche e riforme).

In un sistema mondiale così organizzato gli Stati soffrono la limitata capacità di intervento a favore dei cittadini e, in Europa, molti Paesi da almeno vent’anni vivono  situazioni di precarietà politica perché i cittadini in ogni elezione ricercano nuove forze politiche che risolvano le crisi di esistenza; conseguentemente la creazione di “partiti populisti” di destra o di sinistra mietono consensi ed emarginano le forze politiche più responsabili, ma che non denunciano la situazione internazionale compromessa e non  ne ricercano una diversa.

La sensibilità della burocrazia europea è scarsa e la Commissione è un organismo completamente inadeguato, perché in mancanza della riforma dei Trattati che si sarebbe dovuta fare all’indomani dell’allargamento, non è un “governo”, ma una rappresentazione degli Stati nazionali con tante contraddizioni.

La gestione intergovernativa è prevalente e condiziona il Parlamento, al quale sarebbe urgente attribuire la capacità di iniziativa legislativa per completare la funzionalità dell’Istituzione più rappresentativamente democratica.

Inoltre, i numerosi organismi che gestiscono di fatto l’impiego e la verifica delle risorse pubbliche, oltre ad avere regolamenti privatistici, dovrebbero essere sottoposti al controllo parlamentare più di quanto avvenga attualmente.

In definitiva, sia a livello nazionale che europeo e mondiale gli organismi di gestione delle risorse si informano a criteri privatistici e questo porta ad adottare i criteri di economicità generale piuttosto che quelli di soddisfazione dei bisogni popolari.

Durante la mia missione parlamentare si pose il caso che le Poste Italiane venissero vendute all’Olanda, a condizione che chiudessero tutti gli sportelli che non fossero remunerativi.

Un nutrito gruppo di parlamentari ci opponemmo perché i criteri di valutazione erano completamente privatistici e il “servizio pubblico e sociale” che gli sportelli delle Poste assolvevano nei piccoli Comuni non sarebbe più stato garantito, creando un isolamento e una discriminazione sociale tra cittadini a cui si garantiva il servizio e altri che ne restavano privi.

Penso che si debba porre mano alla riforma del sistema finanziario mondiale pubblico, restituendo agli Stati e alla Istituzioni sovranazionali il governo del sistema, oggi compromesso, nel fondamentale ruolo di servizio sociale, dalla presenza di potentissime istituzioni finanziarie private, che nel condizionano la gestione, penalizzando i cittadini.

Il sistema alternativo dei BRICS non si può prendere a modello, in quanto la metodologia di governo è identica e quel sistema è stato creato per contrastare quello occidentale (attualmente usando il Renminbi o il Dirham al posto del dollaro), ma non per tornare alle politiche Keynesiane che furono sostanzialmente abbandonate con l’Accordo di Bretton Woods.

La necessità di una attuazione dell’economia sociale di mercato, di una economia di comunione, dove è possibile, e di una economia di prossimità per valorizzare le iniziative locali, di una economia civile, senza lo sfruttamento delle grandi aziende in ogni ambito, riducendo all’essenziale l’intermediazione che erode i possibili guadagni dei produttori è urgente per restituire ai cittadini il loro potere di scelta delle prospettive da assicurare alle proprie comunità di appartenenza, al di fuori di una massificazione indistinta, con la consapevolezza che l’ambito pubblico e quello privato dovranno coesistere, ma il pubblico dovrà prevalere sull’altro quando si tratta di garantire servizi sociali.

Alla luce di una situazione mondiale così definita bisogna dichiarate il distacco radicale dalla “politica del libero mercato” di Adam Smith, perché attualmente il mercato è bloccato dagli oligopoli mondiali in tutti i settori, tranne in quello delle espressioni artistiche e artigianali, e il principio della “libera concorrenza” si gioca sui tavoli dei pochissimi detentori delle ricchezze rispetto alla popolazione mondiale.

Smith è stato tradito anche perché la sua “Teoria dei Sentimenti Morali”, che Giulio Preti definisce l’”origine dell’Etica contemporanea” e Ludovico Limentani “l’etica della Simpatia”, nella quale immagina che la libera concorrenza, quindi il freddo rapporto di utilità- prezzo, sia mitigata dal sentimento umano di “simpatia” non solo per l’oggetto in sé, ma anche per il rapporto che si riesca ad instaurare tra venditore e compratore, non è realizzabile perché non esiste un ruolo del cittadino come tale, ma solo quello del consumatore, al quale è stato creato artatamente il bisogno di avere il prodotto.

In conclusione, non si è lontani dal definire l’attuale sistema iper-capitalistico-finanziario immorale e contro tutta la popolazione mondiale, a vantaggio solo dei pochi bucanieri che imperversano sui mercati mondiali, accordandosi e scontrandosi nelle alterne vicende, ma senza mai considerare la popolazione mondiale e i suoi bisogni.

Vitaliano Gemelli