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Il Decreto legge: un Jolly mostruoso o Asso nella manica ? – di Michele Marino

Negli ultimi tempi ho già dedicato il mio pensiero di giurista, Tecnico legislativo e past docente delle Scuole della P.A., all’attività legislativa molto scadente e confusionaria, che ormai da quattro anni ha costretto ad un duro, incessante lavoro di ripulitura, riscrittura e coordinamento istituzionale l’Ufficio affari giuridici della Presidenza della Repubblica.

In particolare, la decretazione d’urgenza e quella delegata che nasce dalle leggi delega, approvate in Parlamento, va ricordato che furono pensate e condivide dai nostri, dotti e seri, Padri costituenti sia per conferire il potere legislativo, del tutto eccezionalmente, al Governo = potere esecutivo; sia per poter incidere repentinamente e motivatamente in materie ben determinate o circostanze emergenziali (una per tutte il terremoto), quindi per affrontare e risolvere questioni di concreto interesse generale.

Ed invece dobbiamo assistere e registrare, indifesi e … indefessi una pessima prassi che indubbiamente sarà studiata dalle prossime generazioni di universitari iscritti alla facoltà di giurisprudenza, in quanto si sta derogando pesantemente a quella corretta tradizione della cosiddetta Costituzione materiale, propria di uno Stato di diritto  rispettabile e rispettoso delle regole fondamentali dell’ordinamento dello Stato, nonché della storia di una nazione che affonda le proprie radici nella certezza del diritto.

In buona sintesi, il Consiglio dei ministri ha deliberato nei giorni scorsi – ed il Quirinale è stato di fatto costretto a farlo “passare” dopo una serie di correzioni – lo strano, insostenibile e confusionario decreto legge “Misure urgenti per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/27 ..”. Ma quale “avvio”, se l’anno scolastico è già, abbondantemente iniziato ? Forse il ministro Valditara non se n’è accorto? E così siamo all’incirca a quota 150 d. l. cioè uno ogni dieci giorni di attività governativa dell’esecutivo più longevo!

Ci si chiede se sia più una forma di prepotenza in contrasto con il principio sacrosanto della separazione tra i poteri, quindi una prevaricazione grave sulle prerogative del Parlamento;  oppure, miseramente  e meramente una mossa strategica e demagogica per superare i tatticismi di Vannacci, già euforico, inseguito con frasi ad effetto soprattutto da Salvini.

Tecnicamente: oltre a al discutibilissimo aspetto relativo alla sussistenza dei requisiti di necessità ed urgenza, di rilevanza costituzionale, volendo usare un eufemismo pro bono pacis, diciamo che i consiglieri preposti a scrivere gli articolati ed esaminarli in sede di “Pre-consiglio”, presieduto dal Sottosegretario Mantovano, non brillano minimamente quanto a:

a) rispetto del  principio di omogeneità, trattandosi spesso di “decreti omnibus” che trattano di tutto dalla P.A. agli interventi sul territorio fino alla istituzione di comitati e commissari straordinari;

b) chiarezza ed essenzialità, la cui carenza ha messo in crisi, come già detto, gli uffici presidenziali;

c) il frequente, spesso superfluo, richiamo a precedenti disposizioni legislative, addirittura Regi decreti.

E qui mi fermo, onde evitare una certa prolissità che non gioverebbe ad una lettura piacevole.

Michele Marino

La tabella che segue dimostra come il dato relativo alla decretazione d’urgenza da parte del Governo Meloni meriti particolare attenzione: con una media di circa 3 decreti-legge al mese, l’attuale Esecutivo si colloca ai livelli più elevati degli ultimi vent’anni. Un dato tanto più significativo se si considera che il confronto comprende i governi Conte II e Draghi, che hanno dovuto affrontare la fase più acuta dell’emergenza Covid e che, proprio per questo, hanno fatto un ricorso eccezionale alla decretazione d’urgenza (ndr)

Governo Decreti-legge/mese circa Nota
Berlusconi IV ~2 2008-2011
Monti ~2,5 2011-2013
Letta ~2 2013-2014
Renzi ~1,7 2014-2016
Gentiloni ~1,2 2016-2018
Conte I ~1,7 2018-2019
Conte II ~3,1 fortemente influenzato dal Covid
Draghi ~3,1 fortemente influenzato dal Covid
Meloni 3,02 2022-2026