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Il centro sotto stress: perché i partiti tradizionali crollano in Europa. Un’analisi del NYT

I partiti di centro sono in difficoltà nei paesi più grandi e importanti d’Europa. Rabbia per la crescita bassa, l’inflazione alta, il debito pubblico enorme e le prospettive scarse per i giovani sta alimentando proteste e partiti populisti di estrema destra ed estrema sinistra. Questa la sintesi di un’analisi sviluppata da Steven Erlanger sul New York Times.

L’esempio più scioccante sono le rivolte di massa in Francia, partite come proteste per le scuole sotto finanziate e poi dilagate. Ma il fenomeno cresce da anni: la percezione diffusa è che la democrazia liberale non abbia mantenuto la promessa di un futuro migliore, soprattutto per i giovani e per la classe media salariata.

La frattura con le élite
Molti europei pensano che i partiti tradizionali di centro-sinistra e centro-destra non offrano vere alternative e siano guidati da un’élite istruita che ha perso contatto con poveri, lavoratori e giovani. Con deficit, spese e tassi di interesse in aumento, i governi si sentono con le mani legate.

Così crescono consensi per forze come il Rassemblement National di Marine Le Pen, in testa nei sondaggi per le presidenziali francesi a destra, e La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, secondo a sinistra. In Germania, la stessa dinamica spinge verso l’ AfD a destra e Die Linke a sinistra.

Con elezioni importanti in arrivo nell’ultimo anno in quattro dei paesi più popolosi — Spagna, Francia, Italia e Polonia — la sfida degli estremismi è enorme. Anche in Italia, dove nel weekend ci sono state proteste, la premier di destra Giorgia Meloni si trova un concorrente ancora più a destra, il generale Roberto Vannacci.

Partiti di destra radicale sono già nei governi di Repubblica Ceca, Finlandia, Slovacchia e Croazia, mentre in Slovenia il governo dipende dal loro appoggio esterno. E la concorrenza da ancora più a destra li spinge a irrigidirsi.

La sfiducia nella democrazia
Secondo Pew Research Center, la soddisfazione per come funziona la democrazia è crollata: insoddisfatto il 69% in Francia, il 68% in Spagna, il 62% in Italia, il 47% in Polonia. Negli USA, il 69%.

Perché? Il Nobel per l’economia Daron Acemoglu lo riassume così: “Abbiamo iniziato a dare la democrazia per scontata”. La democrazia liberale non ha mantenuto il patto con i cittadini comuni, soprattutto con la classe lavoratrice.

Nel suo ultimo libro “What Happened to Liberal Democracy?” individua due fallimenti storici:

  1. Mancata prosperità condivisa: la classe lavoratrice salariata è stata colpita da automazione, globalizzazione e disuguaglianze crescenti, e ora teme l’intelligenza artificiale. I leader hanno dimenticato di “occuparsi degli scarichi”, cioè del funzionamento concreto della vita quotidiana: strade, scuola, sanità.
  2. Politica culturale calata dall’alto: un’élite laureata domina anche i partiti tradizionalmente socialisti e operai, e sembra guardare con sufficienza le preoccupazioni dei loro elettori storici.

Risultato: gli elettori operai migrano verso i populismi, soprattutto di destra, svuotando i grandi partiti popolari di centro che hanno retto la Germania dal dopoguerra.

In Germania, Cdu/Csu e Spd, un tempo Volksparteien, sono oggi inchiodati insieme in una coalizione litigiosa e impopolare. Secondo i sondaggi, AfD è al 28%, Cdu/Csu al 19,8%, Verdi al 15%, Spd al 13,1%, poco sopra Die Linke all’11,3%.

In Gran Bretagna, nel 2024 Laburisti e Conservatori hanno ottenuto insieme la quota di voti più bassa da oltre un secolo.

Cosa fare?
Per Acemoglu e per Steven E. Sokol dell’American Council on Germany, il centro deve riconquistare fiducia dimostrando non solo di ascoltare chi si sente lasciato indietro, ma di empatizzare. Serve quello che Acemoglu chiama “populismo a grande tenda”, inclusivo, il cui centro sia creare posti di lavoro, crescita salariale e percorsi di carriera per chi non ha una laurea.

Senza un’agenda per la prosperità condivisa — e senza governare bene l’IA — la trasformazione dell’Europa sarà frammentata, con governi deboli tenuti in ostaggio da piccoli partiti estremi, e la tentazione di normalizzarli solo perché “altrimenti l’UE non funziona”.

L’elezione chiave sarà quella francese della prossima primavera: una vittoria di Le Pen avrebbe conseguenze enormi per Bruxelles, l’euro, la Nato e il sostegno all’Ucraina.