CronacaPoliticaUltime notizie

Giorgia Meloni, il Quirinale, la cultura politica

La dichiarazione di Giorgia Meloni arriva come una pietra lanciata nello stagno del dibattito politico: “Eleggere un Presidente della Repubblica di destra non è più un tabù”.

Le sue parole irrompono nella fase già attiva della campagna elettorale in vista del 2027. E dipingono lo scenario su cui è appena iniziata la discussione della nuova Legge elettorale con cui si potrebbe andare a votare in una prospettiva da considerare ben oltre la questione di chi avrà la maggioranza parlamentare e la possibilità di formare il prossimo Governo (CLICCA QUI). Parole, dunque, dirompenti su cui è bene riflettere.

La riflessione non può non partire dall’elenco dei dodici Presidenti che hanno abitato il Quirinale dal 1948 ad oggi. Non per fare una carrellata sull’album di famiglia, ma perché già partendo da quello si capisce quanto la frase di Giorgia Meloni sia rivelatrice.

Questo è l’elenco dei Presidenti della Repubblica dal 1948 ad oggi.

Sergio Mattarella (dal 2015)

Giorgio Napolitano (2006 – 2015)

Carlo Azeglio Ciampi (1999 – 2006)

Oscar Luigi Scalfaro (1992 – 1999)

Francesco Cossiga (1985 – 1992)

Sandro Pertini (1978 – 1985)

Giovanni Leone (1971 – 1978)

Giuseppe Saragat (1964 – 1971)

Antonio Segni (1962 – 1964)

Giovanni Gronchi (1955 – 1962)

Luigi Einaudi (1948 – 1955)

Enrico De Nicola (1948)

Mostra una verità semplice: soltanto due di loro – Sandro Pertini e Giorgio Napolitano – possono essere considerati espressione della sinistra. Tutti gli altri, su dodici, erano figure moderate, spesso provenienti da culture politiche conservatrici o centriste.

Naturalmente, tutto va rapportato ai tempi della Prima Repubblica e al contesto politico dell’epoca. Ma un dato è incontestabile: nessuno di quei Presidenti apparteneva alla destra che Giorgia Meloni ha in mente quando afferma che “non è più un tabù eleggere un Presidente della Repubblica di destra”. Non erano esponenti dell’estrema destra post‑missina, né della tradizione neofascista da cui proviene la stessa Meloni. Erano tutti antifascisti. Ed è questo il punto centrale non esplicitato da Giorgia Meloni, ma non per questo meno chiaro.

Quei nomi dimostrano come nella maggior parte delle scelte fatte emergeva lo spirito con cui le forze politiche partecipavano allo sforzo di trovare il punto di garanzia, cui tutte potevano fare riferimento, ed affidamento, in stagioni in cui certo non mancavano scontri politici pure accesi.

Questo perché il Presidente della Repubblica non è mai stato – e non può essere – una figura di fazione: è il punto di equilibrio della Costituzione, il garante degli equilibri tra i poteri e tra tutte le parti politiche.

La dichiarazione di Meloni rivela invece una cultura che ignora, nel profondo, lo spirito con cui è nata la Repubblica e la funzione costituzionale assegnata al Capo dello Stato.

Per questo la sua frase non parla soltanto di un futuro Presidente. Parla della sua cultura politica. Non cerca un arbitro, un garante degli equilibri tra i poteri e tra le parti. Cerca un uomo – o una donna – di parte, divisivo, subordinato all’ambiente da cui è espresso.

E questo, semplicemente, non ha nulla a che vedere con la nostra Costituzione.

Giancarlo Infante