Controcorrente: la Spagna regolarizza un milione di immigrati, serve al Pil
Mentre in Italia si discute di “remigrazione”, come se il problema fosse semplicemente quello di ridurre presenze e numeri, la Spagna di Pedro Sánchez sta andando in tutt’altra direzione. E non per ideologia, ma per realismo economico. Il Governo spagnolo ha scelto di affrontare la questione migratoria partendo da un dato che in Italia si finge di non vedere: i migranti servono, sono necessari alla crescita del Paese, e lo dimostrano i numeri del PIL spagnolo, che negli ultimi anni ha avuto una spinta significativa proprio grazie al contributo dei lavoratori stranieri.
Dato il via alla presentazione di regolarizzazione, erano attese circa mezzo milione di richieste e ne sono arrivate il doppio. A conferma anche di come questo fenomeno di cui si parla tanto, ma resta tanto sconosciuto.
Sánchez lo ha detto apertamente: la Spagna non può permettersi di rinunciare a decine di migliaia di persone che lavorano nei campi, nell’industria, nei servizi, nella logistica, nell’assistenza. E non può permettersi di lasciarle nell’illegalità, perché l’illegalità è il terreno dove prosperano sfruttamento, marginalità, criminalità e insicurezza. Spezzare l’illegalità è il primo passo dell’integrazione, e l’integrazione è il primo passo della crescita. È un circolo virtuoso che l’Italia non riesce nemmeno a immaginare, intrappolata com’è in un linguaggio emergenziale che non guarda ai dati, ma alle paure.
La Spagna, invece, ha capito che la gestione dei flussi non è solo controllo delle frontiere, ma anche costruzione di percorsi di regolarizzazione, di lavoro, di stabilità. Ha capito che un migrante regolare è un lavoratore, un contribuente, un cittadino che partecipa alla vita economica e sociale del Paese. E ha capito che la vera sicurezza non nasce dall’esclusione, ma dall’inclusione.
Per questo la politica spagnola appare oggi “contro corrente”: perché mentre altri parlano di respingere, Sánchez parla di integrare; mentre altri parlano di paura, lui parla di PIL; mentre altri parlano di identità, lui parla di lavoro. E soprattutto perché ha compreso che la legalità è la porta d’ingresso della convivenza, non un premio da concedere a pochi.