Crescono vertiginosamente le vendite di libri usati: colpa dell’Intelligenza Artificiale?
Negli ultimi mesi, i librai indipendenti di tutto il mondo hanno registrato un’impennata anomala e misteriosa nelle vendite di libri usati, con enormi ordini all’ingrosso (spesso da parte di società estere) che svuotano interi cataloghi di romanzi, testi latini e vecchi romanzi western. I librai sospettano che dietro a questo boom ci sia un acquirente insaziabile di informazioni: l’Intelligenza Artificiale.
La svolta legale e la distruzione dei libri
I sospetti derivano in gran parte da una sentenza emessa negli Stati Uniti, in cui un giudice ha stabilito che l’acquisto e l’uso di libri per addestrare i software di IA non violano le leggi sul copyright, definendo l’uso “estremamente trasformativo”. Documenti di tribunale desecretati hanno rivelato che una nota azienda del settore, Anthropic, ha condotto un progetto interno noto come “Project Panama”, mirato a digitalizzare libri su scala industriale attraverso la cosiddetta “scansione distruttiva”: i volumi vengono privati della rilegatura per velocizzare la scansione delle pagine, per poi essere riciclati o distrutti.
Il dilemma etico dei librai
Sebbene la vendita di vecchi titoli invenduti rappresenti un inaspettato affare economico per molti librai, cresce l’inquietudine etica. Se da un lato si liberano scaffali da milioni di copie superflue, dall’altro si rischia di perdere copie rare, storiche o uniche (come edizioni del XVIII secolo) che finiscono per essere distrutte a favore degli algoritmi di apprendimento automatico.