Cara Meloni, noi sappiamo qual è la Repubblica che vogliamo

Cara Meloni, noi sappiamo qual è la Repubblica che vogliamo

“Dopo 80 anni dobbiamo chiederci che Repubblica vogliamo essere domani”. Così Giorgia Meloni in occasione del 2 giugno.

Noi lo sappiamo bene quale Repubblica vogliamo. Sicuramente antifascista, nello spirito e nell’azione pratica. Nelle leggi, nel dibattito politico, nel rispetto del pluralismo, della libertà e della varietà di informazione e di conoscenza.

Vogliamo una Repubblica la cui classe politica abbandoni la retorica e le nostalgie per investire in innovazione, in un mercato del lavoro dinamico e nella sua formazione sia d’impresa, sia dei lavoratori. Vogliamo una Repubblica che sappia seguire le dinamiche del mondo e che, con la necessaria intelligenza, difenda gli interessi degli italiani accettando il fatto che la ricerca della pace e dello sviluppo vanno ricercate nel consesso europeo che ha bisogno, più che mai di trovare, una presenza adeguata e più efficace a fronte delle mutazioni in corso del mondo. Non abbiamo bisogno di vecchi e nostalgici nazionalismi, bensì di un’Italia che nelle sedi europee porti idee costruttive e di collaborazione.

Vogliamo una Repubblica che si riappropri della sanità pubblica ed universale.

Vogliamo una Repubblica che ritorni ad essere partecipata e rinnovi davvero la gestione della cosa pubblica superando tutto ciò che ha consentito finora ai “soliti noti ” di gestire un meccanismo istituzionale destinato a turno, chi prima e chi poi, al passaggio dal governo all’opposizione, e viceversa, ma senza che alcuno degli opposti schieramenti sia veramente in grado di fare uscire l’Italia dal pantano in cui è stata infilata nel corso dell’ultimo trentennio. E quindi una Repubblica che faccia tornare ad avere un senso al rapporto con i cittadini, con il tessuto produttivo, con la struttura istituzionale sfiduciata e demotivata. E ciò a partire dagli ambiti territoriali che vedono sempre ridurre finanziamenti ed autonomia.

Vogliamo, dunque, una Repubblica con una Legge elettorale in grado di rinverdire la partecipazione di parti sempre più ampie della società civile, e non solo di quel gran sistema di interessi corporativi che va da ampie parti del mondo finanziario – tra cui quello ricchissimo della rendita non socialmente produttiva – ad una imprenditoria che ragiona sempre con la logica della contiguità con il potere pubblico ed i suoi appalti, oltre che a quelle categorie privilegiate dalla politica, impegnate a sbracciarsi per le loro “libertà” mentre finiscono solo per vivere di diritti acquisiti.

Vogliamo una Repubblica, insomma, che attui davvero la Costituzione invece di provare a modificarla a seconda delle convenienze della maggioranza del momento.

L’elenco, insomma,  delle corporazioni che stanno ingessando questo Paese potrebbe essere ancora molto lungo per aiutarci a dire quali sono le caratteristiche che non dovrebbe avere la “Repubblica di domani”. E ce n’è abbastanza per ritenere, comunque, quanto  permanga la sostanziale differenza che c’è l’idea di Repubblica che ha Giorgia Meloni e quella che ne abbiamo noi.