Alla ricerca di una politica energetica – di Michele Marino

Alla ricerca di una politica energetica – di Michele Marino

La Premier è tornata, alla chetichella,  dal “viaggio della speranza” (o della disperazione) con un bel pugno di mosche? Oppure con un bel po’ di promesse e buoni auspici per salvarci dalla crisi petrolifera che ci condurrà verso un nuovo periodo di austerità nel consumo di carburanti ? (Chi è almeno mio coetaneo ricorderà l’austerity andreottiana degli anni ’70).

Intendiamoci, non si può – per onestà intellettuale – gettare la croce addosso alla sola Giorgia nazionale, dato che l’Italia è simile ad Archimede pitagorico nell’andare in cerca di una soluzione pianificata da decenni: in virtù dei buoni rapporti di Berlusconi con Putin si era puntato molto sul gas russo, mentre anche i governi progressisti non brillavano per lucidità e visione nella politica energetica; per cui si procede sostanzialmente a vista, senza alcun rigore né educazione, né un fattibile “Piano Mattei” con i Paesi del Mediterraneo, ovvero senza uno sfruttamento adeguato delle pur scarse risorse naturali (ad esempio il gas naturale e la produzione idroelettrica).

Alla luce di questa premessa, si comprende bene che un ecologista della prima ora come il sottoscritto (inizio anni ’80 tra i sostenitori delle “energie alternative” e nascita dell’ENEA – ha già, che fine ha fatto?) non riesce a condividere lo slancio ottimistico di Nino Giordano, il quale ieri si è prodigato nel promuovere e sostenere la fattibilità del Centro mediterraneo di Studi internazionali sulla ricerca energetica (MED-SIRE), con sede a Messina. Ma é apprezzabile l’approccio positivo da messinese, legato alla propria terra e fiducioso nelle qualità dei nostri ricercatori.

La realtà che un comune cittadino può agevolmente apprendere dal sito istituzionale del MASE, Ministero Ambiente e Sicurezza Energetica …, da cui si capisce, implicitamente, che una cosa è “sicura”: le fonti di approvvigionamento non sono sufficienti ai fabbisogni della nazione! Basta sfogliare le pagine relative al P. N. I. E. (diventerà, improvvisamente, P. N. E. C., quando viene presentato a Bruxelles), Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima 2030: “… strumento fondamentale che segna l’inizio di un importante cambiamento (se lo dicono da soli, apoditticamente, “fondamentale” e “importante”) nella politica energetica e ambientale del nostro Paese verso la de-carbonizzazione” (la cui data obiettivo è stata prorogata al 2038!).

Quindi, leggiamole “cinque linee d’intervento: decarbonizzazione, efficienza e sicurezza energetica, attraverso lo sviluppo del mercato interno dell’energia, della ricerca, dell’innovazione e della competitività” – che non si comprende se, in effetti, sono tre se consideriamo lo sviluppo come una linea d’intervento, oppure se alla fine diventano sei o sette (e non 5) contando energia, ricerca, ecc.

Direi che appare piuttosto come lo stralcio di una relazione esposta in un convegno di settore, che un esaustivo argomento di pianificazione.

Ed ancora: “L’obiettivo è quello di realizzare una nuova politica energetica che assicuri la piena (sic!) sostenibilità, ambientale, sociale ed economica …” – molto ambiziosa, irrealizzabile? – “e accompagni tale transizione” (ma quale?). Il concetto non risulta affatto chiaro, neanche filologicamente. “Il Piano è il risultato di un percorso articolato ..” – e meno male … e se non fosse stato articolato?! Anticipavo che esso assume il titolo di P. N. E. C. Piano nazionale energetico, quando viene presentato dal Ministro Pichetto Fratin, d’intesa con il collega-genio Salvini, alla Commissione UE, “… superando approcci velleitari del passato – (regola fissa condannare il passato politico) – … lo scenario sull’energia nucleare, sia da fissione nel medio termine (a partire dal 2035 – non più 2030), che da fusione (a ridosso del 2050 – domani mattina … ah ah ah) … approccio realistico (!!!).”

Ed ancora: “In ambito di efficienza energetica … bisogna continuare a lavorare” (Oddio! Perdona loro che non sanno cosa scrivono …), “ … si registra una netta riduzione – (quanto netta?) – della dipendenza da altri Paesi, favorita dalle azioni di diversificazione – (?) – dell’approvvigionamento e dell’avvenuta pianificazione – (quando?) – di nuove infrastrutture e interconnessioni “- (in questi casi è d’uopo utilizzare termini tecnici, così la gente comune non capisce).

La morale? Il ministro e la Presidente Meloni dovrebbero parlarsi di più in modo che si eviti di andare con il cappello in mano a perorare la soluzione di un’emergenza energetica che nei corridoi del Ministero è assolutamente esclusa, incomprensibile, dato che è, appunto, il ministero della “sicurezza energetica”: basta la parola, diceva un vecchio spot televisivo … e prendiamocela “con filosofia”, sperando nella prossima legislatura e soprattutto nella Provvidenza che illumini le menti della classe politica, italiana e mondiale.

Michele Marino