Malagiustizia. Una Riforma divenuta necessaria (2) – di Mario Pavone
Quella che segue è la seconda parte dell’articolo pubblicato ieri (CLICCA QUI)L’Errore Giudiziario
Ciò posto, va precisato quale sia il vero fondamento dell’errore giudiziario al di là di affermazioni poco apprezzabili.
Si tratta di qualcosa che deflette dalla norma, con una dimensione quantitativa residua rispetto alla totalità dei casi (come lo definisce A. Barbano per Il Dubbio del 14/12/2024).
Anche a volerlo confinare entro il perimetro dell’ingiusta detenzione – e cioè ai trentamila casi negli ultimi trent’anni, mille all’anno, per una spesa complessiva di un miliardo di euro in risarcimenti pagati dallo Stato – un fenomeno di questa entità non si può definire eccezionale e residuale.
Tuttavia, va sottolineato che i mille errori giudiziari certificati all’anno costituiscono solo la punta dell’iceberg, in un Paese dove il 40 % degli imputati viene assolto dal Giudice di primo grado dopo un calvario giudiziario mediamente superiore ai quattro anni, fatto di indagini, intercettazioni, interrogatori, interdizioni e arresti.
Ciascuna di queste attività investigative è produttiva di un danno alla libertà, alla reputazione, alla morale, e alla salute del presunto colpevole nella stragrande maggioranza dei casi non è deliberato alcun risarcimento del danno.
In questi casi non è lecito parlare di errore, perché il processo continua a essere considerato non un’estrema ratio, ma il modo più attendibile per accertare la verità.
Un secondo motivo per non utilizzare il paradigma dell’errore è che l’errore comporta l’accertamento di una responsabilità. E che qualcuno paghi per l’errore commesso. Ma nel Nostro Paese non è così.
Non hanno pagato i Magistrati che perseguirono Enzo Tortora e ne ottennero una condanna a dieci anni di carcere in primo grado, salvo poi veder ribaltato il verdetto in appello.
Tant’è vero che mai il caso Tortora è stato considerato dalla giustizia italiana un errore giudiziario, ma piuttosto l’esito di una normale dialettica processuale.
Nessuno ha pagato e mai pagherà per Rocco Femia, ex sindaco di Marina di Gioiosa rimasto cinque anni in carcere per concorso esterno mafioso e poi assolto, per Marco Sorbara, consigliere regionale della Valle D’Aosta un anno in carcere e due ai domiciliari con la stessa accusa prima dell’assoluzione, per Carolina Girasole, Sindaco di Isola di Capo Rizzuto arrestata, tre volte assolta e tuttavia portata in giudizio per sette anni da un PM che non si rassegnava al verdetto con cui le Corti valutavano come prove di innocenza i suoi indizi di colpevolezza. Perché in Italia l’errore non si paga.
E non parliamo ovviamente di una responsabilità penale, che i garantisti considerano inadeguata al caso, e neanche di una civile, che, nonostante le battaglie radicali, non è stata mai incardinata nel nostro Paese in maniera effettiva, e neanche di una disciplinare, posto che presupporrebbe un Csm indipendente e autorevole.
Non resta che affidarsi alla responsabilità professionale, connessa al merito della conduzione dell’azione penale. Invero, tale definizione era stata introdotta dalla guardasigilli Marta Cartabia, con il fascicolo del Magistrato e la valutazione statistica dell’esito dei provvedimenti, ma, successivamente, è stata sostituita dal Guardasigilli Nordio con i test a campione e valutazioni incrociate, in cui tutti alla fine approdano a un curriculum di eccellenza.
Tutto quanto affermato serve per ribadire che l’andazzo della giustizia italiana non è figlio dello errore, ma piuttosto di una tragica ordinarietà che deriva da una specifica, diffusa, condivisa e impunita distorsione delle regole, oppure in un altrettanto specifico, diffuso, condiviso e impunito abuso delle deroghe, di cui sono pieni i codici.
Alcuni esempi possono aiutarci a comprendere. In primis, vanno ricordate le regole per un uso della custodia cautelare che dovrebbero essere rigorose e limitate alla stretta necessità. La stessa Cassazione le ha ulteriormente tipizzate, specificando che il pericolo deve essere concreto e attuale. Sarebbe stata utile l’adozione del GIP Collegiale come correttivo ma al momento È stato rinviato dal Guardasigilli.
Allo stesso modo va considerata la legislazione sulle intercettazioni che è altrettanto rigorosa a parole, pretendendo che il ricorso a questo strumento così invasivo delle libertà individuali sia connesso all’esistenza di indizi gravi di reato e sia indispensabile all’accertamento degli stessi. E non solo. Occorrerebbe, invece, che tutti gli altri rimedi investigativi siano stati inutilmente percorsi prima di richiedere le intercettazioni mentre accade anche qui il contrario.
Un terzo esempio riguarda l’uso e l’abuso dei pentiti, le contrattazioni private che si aprono tra costoro e le procure in una zona grigia delle indagini. Le confessioni a comando, collegate a promesse di vantaggi penitenziari, continuano a essere causa di tanti “falsi positivi”, cioè di tante accuse inventate di sana pianta che talvolta salgono attraverso il processo, salvo poi cadere in secondo o in terzo grado, quando il “falso positivo” ha già prodotto i suoi danni. Non a caso per la Giustizia americana sono definiti come “professional penitents”, ossia figure prezzolate in cerca di benefici alternativi alla detenzione.
Anche in questo caso la legge è stringente e impone che le confessioni avvengano in maniera spontanea ed entro i sei mesi dall’inizio della collaborazione con la giustizia. Nondimeno la Cassazione ha derogato anche a tale principio, sostenendo che il limite temporale non vale per le notizie di reato apprese de relato, cioè per sentito dire, con tutti i limiti derivanti.
In definitiva, l’errore giudiziario altro non è che un sistema erroneo, perché distorsivo rispetto alla finalità per cui è stato concepito dalla Costituzione e cioè l’accertamento dei reati. In realtà l’azione penale è venuta, strada facendo, assumendo tre funzioni diverse e più ampie nel nostro Paese: la prima riguarda la lotta alla criminalità, con l’effetto di imporre una logica di risultato perfino alla terzietà del giudice; la seconda riguarda il controllo della moralità pubblica e la bonifica della classe dirigente; la terza riguarda l’obiettivo di estendere i diritti in nome di una giustizia che spesso sopravanza e la legge.
Conclusioni
Per concludere, l’errore giudiziario costituisce il prezzo di queste tre tendenze, un effetto collaterale pagato dal singolo indagato in nome di un obiettivo collettivo che s’impone, facendo strame di tutti i sani principi su cui dovrebbe fondarsi un diritto penale liberale e, in primo luogo, il principio di proteggere l’innocente mentre in un sistema in cui questi è diventato un presunto colpevole, non può più parlarsi di un errore da risarcire.
Il Parlamento ha riaperto i suoi lavori dopo la pausa estiva e si ricomincia a discutere. “Alla ripresa dei lavori presenteremo una proposta di legge che preveda risarcimenti per i cittadini vittime di malagiustizia”, preannuncia il Deputato Enrico Costa. E aggiunge: “Adesso, per il Parlamentare, la normativa vigente contempla risarcimenti per ingiuste detenzioni o errori giudiziari. Noi vogliamo allargare i casi in cui lo Stato riconosca un ristoro ad un cittadino innocente a cui, ad esempio, è stato inibito l’esercizio di una professione, o che ha visto la sua azienda depauperata dopo un sequestro, o ha subìto ingiustamente altre misure cautelari”.
Inoltre, afferma ancora il Deputato, “prevediamo un risarcimento anche per il cittadino che non ha avuto restrizioni ma ha comunque dovuto affrontare per anni un processo che non sarebbe dovuto mai iniziare perché un processo, per un innocente, è una pena, anche quando finisce con l’assoluzione”.
Nello specifico, i risarcimenti per le vittime di malagiustizia potranno partire da una pur limitata base normativa già vigente, vale a dire il rimborso per le spese legali agli “assolti con formula ampiamente liberatoria”. Il Fondo che assicura un recupero almeno parziale degli esborsi sostenuti dagli innocenti per la propria difesa penale esiste dal 2021, grazie a un’iniziativa dello stesso Deputato che ha avuto un rodaggio faticoso, ma dopo un paio di annualità in cui le domande di rimborso e le risorse erogate da via Arenula erano rimaste incagliate a un livello molto basso, nel 2024 e nel 2025 il dicastero guidato da Carlo Nordio ha potuto conseguire una maggiore adesione al beneficio.
Certo, la possibilità di vedersi ristorate non solo le spese legali in senso stretto ma la pena stessa sofferta per la condizione di imputato innocente ha tutte le carte in regola per raggiungere, tra i potenziali beneficiari, un successo assai maggiore.
Infine, il Parlamentare auspica che anche Palazzo Madama approvi la legge che ha istituito la giornata dedicata alle vittime degli errori giudiziari anche se “Una parte della magistratura nega ancora l’errore giudiziario e lo tratta come un fisiologico effetto collaterale, invece l’approvazione definitiva di questa norma sarebbe un passo avanti culturale per far capire che lo Stato riconosce i casi di malagiustizia”. Sarà possibile in questo scorcio di Legislatura? Basta crederci….
Mario Pavone