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Parkinson. Nuovi successi grazie all’uso della Vitamina B1 integrata con le cure tradizionali

Parkinson. Nuovi successi grazie all’uso della Vitamina B1 integrata con le cure tradizionali

Una certa dose fissa di Vitamina B1 aggiunta alle vecchie terapie da un ulteriore miglioramento importante ai pazienti ammalati di Parkinson. Questo il risultato di ulteriori esperienze condotte da ricercatori italiani che da tempo stanno utilizzando la Thiamina, la Vitamina B1, appunto, per contrastare e bloccare l’avanzamento di una delle più terribili malattie neurodegenerative.

La notizia viene dalla rivista scientifica cinese Neural Regeneration Research su cui è stato recentemente pubblicato uno studio pilota dei neurologi italiani Antonio Costantini, della clinica villa Immacolata di Soriano al Cimino nei pressi di Viterbo, e Roberto Fancellu dell’ospedale San Martino di Genova sulla somministrazione di alte dosi di Vitamina B1 nella cura del Parkinson . Per il testo dell’articolo CLICCA QUA

Nell’articolo i due studiosi italiani sottolineano i continui progressi raggiunti dai numerosi pazienti curati con la somministrazione di Thiamina dopo le numerose sperimentazioni avvenute ormai da alcuni anni nelle loro cliniche e ospedali.

Normalmente la direzione scientifica della rivista cinese pubblica solo articoli di medicina a pagamento. NeI caso della interessante ricerca dei due neurologi italiani, lo studio delle loro sperimentazioni è stato pubblicato gratuitamente.

Ultima Edizione ha nuovamente intervistato il dottor Costantini all’indomani della pubblicazione,  che segue quelle sul sito del National Center Biotechnology negli Stati Uniti d’America  e la partecipazione a vari congressi medici tra i quali Milano, Cagliari, Liegi.

D: dottor Costantini, perché tanto interesse per la vostra cura del Parkinson?

Perché i costi della malattia, lasciata alla sua evoluzione con le terapie attuali, sono altissimi. Mentre la nostra terapia comporta dei costi di assistenza molti bassi e con grandi risultati  per la salute dei pazienti. Con la somministrazione della Vitamina B1 la malattia non ha più un andamento progressivo, per cui molti pazienti staranno in buona salute e non usufruiranno più di pensioni o di sussidi. Se consideriamo milioni  di persone malate di Parkinson questo diventa un risparmio altissimo. Inoltre, consente al paziente, date le buone condizioni cliniche, di essere nuovamente cittadini attivi e produttivi.

D: Questo è uno dei motivi per cui i cinesi possono essere interessati a questa terapia?

Uno dei motivi è questo. Noi riteniamo che in futuro, affrontando la malattia di Parkinson subito all’inizio utilizzando la Vitamina B1, i costi saranno di 2-300 euro all’anno. Mentre, adesso, in Europa e in America vengono calcolati mediamente costi che arrivano a  circa 11-15 mila euro l’anno.

D: Dunque la somministrazione della vitamina B1 ai pazienti malati di Parkinson, è compatibile con le altre cure attualmente praticate negli ospedali italiani?

 Si,  è compatibile con tutte le terapie. Non solo nella malattia di Parkinson, ma con tutte le medicine presenti nel prontuario farmaceutico. C’è da aggiungere che le vecchie terapie comportano un certo grado di miglioramento. Una certa dose fissa di Vitamina b1 aggiunta alle vecchie terapie da un ulteriore miglioramento importante ai pazienti. Se noi riteniamo che quel miglioramento non è ancora soddisfacente, possiamo aggiustare il vecchio trattamento, sia il dosaggio della vitamina B1 in modo da portare alcuni pazienti alla completa assenza di sintomi, o a un ulteriore miglioramento rispetto al precedente trattamento.

D: Data la delicatezza della malattia, e per non suscitare false speranze nei malati, può affermare, dopo cinque anni di somministrazione di dosi massicce di Thiamina, che i benefici per i pazienti sono ormai consolidati?

Si. Sono consolidati. Addirittura, noi invitiamo molti pazienti a darci notizie telefoniche annualmente perché non hanno più bisogno di uno stretto controllo  neurologico.

D: Oltre la Thiamina, quali altri farmaci sono necessari per rallentare la malattia?

Ci sono quelli classici, come la levodopa, che non provoca nessun danno al paziente a lunga scadenza. Poi,  ci sono altri farmaci che si usano normalmente nel Parkinson come la dopamina agonisti e altri farmaci più potenti che sono stati resi disponibili di recente. Ma, comunque, voglio precisare che questi sono tutti farmaci sintomatici che non arrestano la progressione della malattia come invece è capace di fare la Vitamina B1.

D: Attualmente, sono attrezzati gli ospedali italiani per la cura della malattia del Parkinson?

Sono attrezzatissimi, ma anche se i malati sono seguiti magistralmente dai colleghi neurologi, le possibilità di un successo della cura utilizzando solo questi farmaci non sono molte. I malati non sempre possono raggiungere i miglioramenti che si ottengono con la Vitamina B1 che arresta la progressione della malattia e migliora contemporaneamente di molto i sintomi.

D: Quanti sono attualmente i pazienti in cura?

Sono più di mille. Ormai non li contiamo più.

Giuseppe Careri