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Trump, Rutte, Meloni: chi mente?

È la classica situazione in cui regna la menzogna. O, meglio, in cui molti interpretano i fatti a proprio uso e consumo. Sulla guerra contro l’Iran, le dichiarazioni dei protagonisti del triangolo Trump‑Rutte‑Meloni si contraddicono come in un copione di teatrino di periferia. Ci sembrava di aver capito che la rottura tra Donald Trump e Giorgia Meloni fosse legata alla mancata concessione dell’uso delle basi americane in Italia nel corso della guerra all’Iran.

Mark Rutte, da Segretario generale della Nato, vuole smentire Trump che se la prende con gli alleati con la scusa di non essere stato aiutato. Rutte sciorina i numeri per dimostrare che i paesi europei hanno aiutato, eccome!, gli americani a bombardare l’Iran. Anche l’Italia che avrebbe autorizzato ben 500 voli. Per smentire Trump, ha così smentito anche la Meloni e Crosetto che hanno risposto molto imbarazzati inventandosi distinzioni tra qualità e qualità dei voli. E così si sono presi un’altra smentita: quella del Pentagono che ha confermato di aver utilizzato le basi italiane con i propri bombardieri.  Chi mente, dunque, in questo deprimente gioco delle parti?

La questione italiana per noi è la più grave. A partire dal rispetto della Costituzione, che vieta la partecipazione a conflitti non autorizzati dal Parlamento, e per sottolineare la sistematica opacità con cui il governo gestisce dossier di politica estera e militare. Non è la prima volta che l’Italia viene tenuta all’oscuro di ciò che fa il proprio Esecutivo in nome di alleanze strategiche. E ogni volta, la verità emerge solo quando gli altri  parlano. Nessuno si è mai deciso nella democratica Italia a rendere noto cosa prevedono le clausole d’accordo sull’uso delle basi militari. Bisogna sempre e solo fidarsi delle loro dichiarazioni.

L’Europa intera, nel frattempo, stando a Rutte, si rivela per ciò che è stata: la piattaforma logistica di un’operazione fallimentare congiunta condotta da Stati Uniti e e da Israele. Trump, incapace di ammettere il fiasco, ha da subito cercato di scaricare la responsabilità sugli alleati. Li accusa di un mancato aiuto del quale però negava il bisogno nei primi giorni dell’avventura in cui si era cacciato fidandosi dei raccolti di Netanyahu e della intelligence israeliana.

Gli europei, per difendersi, si contraddicono. Gli italiani, per non compromettere equilibri diplomatici internazionali e, soprattutto, quelli interni, negano. E così, nel triangolo delle bugie e reticenze, ognuno recita la propria parte.

La verità, però, è più semplice e più inquietante: l’Italia ha partecipato, l’Europa ha coperto, e Trump ha fallito. Ma nessuno vuole dirlo apertamente. Perché ammetterlo significherebbe riconoscere che la guerra contro l’Iran non è stata solo un errore strategico, ma anche una violazione dei principi democratici su cui si fondano le nostre istituzioni.

A questo punto, però, se le cifre sciorinate da Rutte sono vere – e se il Segretario della potentissima ed onnipresente Nato parla, dovrebbe sapere quel che dice – c’è da chiedere cosa ci sia davvero sotto  la rottura di Trump con Giorgia Meloni. Perché se è vero che anche noi abbiamo fatto la nostra parte nella guerra, le ragioni di Trump sono altre … Lei non gli ha concesso qualcosa?

Ora, le opposizioni chiedono che Giorgia Meloni vada in Parlamento. Fanno bene. Ma cosa si aspettano di ascoltare di diverso rispetto alla versione ufficiale che, ad oggi, resta? E’ grande la polemica tra le cui pieghe circola l’accusa di aver violato la Costituzione. Ma se così fosse, basterebbe la solita sceneggiata in Parlamento?