Trump e la Cina: politica e/o affari – di Giuseppe Sacco

Ciò che più ha fatto discutere nel corso della fase preparatoria immediatamente precedente la partenza di Trump per Pechino è stata la composizione della delegazione che lo accompagna nel suo viaggio. E ciò si spiega con l’ormai accertata imprevedibilità del Presidente degli Stati Uniti, che rende ardua ogni chiarezza su quali saranno gli obiettivi effettivi che egli finirà per perseguire nel corso di questa visita. Imprevedibilità cui si è cercato di supplire valutando il significato della presenza o l’assenza di alcune personalità legate ad interessi diversi, nel campo della politica e/o degli affari.

La distinzione – e poi la confusione – tra rapporti commerciali e rapporti di forza militari resta la miglior chiave di lettura disponibile per capire questo viaggio.

Il ruolo di Elon Musk

Inizialmente la presenza di Elon Musk a fianco di Trump e l’assenza di Jensen Huang, Ceo di Nvidia è stata ragionevolmente interpretata nel senso che gli incontri avrebbero dovuto trattare soprattutto la possibilità di collaborazione in campo produttivo e commerciale. Ma non di collaborazione che potesse in qualche modo toccare i rapporti di forza militari e politico-diplomatici tra i due paesi.

Non a caso, sin dall’inizio dei preparativi Elon Musk è stato considerato un ovvio ed ineludibile pilastro della delegazione, ed un punto di riferimento per le scelte politiche degli Stati Uniti. La sua posizione nei confronti di Pechino è infatti significativa ed unica, per gli interessi produttivi e per il suo ruolo politico. Tesla ha in Cina una larga porzione del proprio mercato ed il suo polo produttivo più importante. La sua presenza conferma l’obiettivo di “collaborazione produttiva e commerciale”.

Musk agisce ormai come se rappresentasse una scelta politica precisa. La sua presenza serve a rassicurare Pechino sulla volontà americana di mantenere aperti i mercati, bilanciando i toni più aggressivi su dazi e sanzioni. E più in generale, per mettere in chiaro che il Presidente degli USA sbarcava nel Celeste Impero alla ricerca di “vittorie rapide” (nuovi ordini per Boeing, acquisti di prodotti agricoli, apertura dei mercati finanziari per giganti come BlackRock, anch’essa presente).

In questo quadro, l’assenza del patron di Nvidia dalla lista ufficiale sembrava inizialmente confermare delle scelte precise. Nvidia rappresenta il “cuore” della competizione strategica: i suoi chip sono fondamentali per l’Intelligenza Artificiale militare e la sorveglianza.

Il caso Nvidia: dall’assenza all’invito “last minute”

Escludere Huang serviva a segnalare che il vertice di Pechino non sarebbe stata la sede per negoziare sulla sicurezza nazionale o sui semiconduttori avanzati. L’idea era: “Parliamo di commercio (agricoltura, Boeing, Tesla), ma la nostra superiorità tecnologica non è sul tavolo”.

In sintesi, la spiegazione è molto verosimile: la delegazione (che include anche i Ceo di Apple e JP Morgan) è stata costruita per proiettare un’immagine di “America Inc.” pronta a fare affari, ma estremamente gelosa dei propri segreti strategici.

Questa linea è clamorosamente rientrata all’ultimo momento con un gesto teatrale tipico dello stile di Trump. Che ha invitato Huang a salire sull’Air Force One durante uno scalo tecnico in Alaska, proprio poche ore prima di atterrare a Pechino. Il che ha trasformato il Ceo di Nvidia da “grande assente” a “ospite d’onore”, quasi a segnalare la disponibilità degli USA a trattare anche sui temi più sensibili. Ma che vogliono farlo da una posizione di forza, ostentata sventolando la presenza di Huang.

Creando, come suo solito grande commistione e confusione tra business e politica, Trump a questo punto non sarebbe più sbarcato nel Celeste Impero con un obiettivo precipuamente commerciale. Affiancato e chiarito da un altrettanto evidente “tabù” militare. Al contrario, l’incontro sarebbe aperto a tutti, o quasi, i possibili temi di discussione. E a tutti i possibili errori e pasticci dalle conseguenze globali.

Giuseppe Sacco