“Magnifica” – di Domenico Galbiati

“Magnifica” – di Domenico Galbiati

“Magnifica” è un aggettivo che non ha bisogno di traduzione. Permette, fin dalla prima parola dell’ Enciclica di Papa Leone – più di quanto non sia per altre – d’ accedere immediatamente al cuore del documento. Aggiunto ad “humanitas” parla di noi ed, infatti, in un certo senso, il titolo in sé riassume e dice, per intero, il tenore dell’Enciclica e la coscienza viva della responsabilità che la Chiesa avverte nei confronti di tutto ciò che è più autenticamente umano. Nei confronti degli uomini di oggi che si inerpicano faticosamente sui sentieri della “grande trasformazione”, verso un nuovo crinale del loro inesausto cammino. Verso gli uomini di ieri, la loro memoria storica, il patrimonio di opere e pensieri che ci hanno trasmesso ed ancora ci alimentano. E, soprattutto, verso le generazioni che verranno dopo di noi.

“Magnifica” sembra essere – ma, in effetti, è così – ad un tempo, l’incipit e l’approdo delle riflessioni che Papa Leone sviluppa nel testo. In altri termini, la prima lettera Enciclica del primo Pontefice americano va letta come un’ inno ad una umanità che, si potrebbe dire con San Paolo, “soffre le doglie del parto”, ma, ad un tempo, come di fronte ad una vita nuova, si gioisce. Gioisce e soffre le imponenti trasformazioni, che – in modo più impellente di quanto sia mai successo in altri cruciali momenti della vicenda umana – la costringono ad interrogarsi a fondo, le impongono di mettere a tema la comprensione che ha di sé, il futuro che l’attende, il senso e l’approdo sperato del suo cammino, se mai ci sia un destino, quale debba essere. Con quale attitudine e con quale abito mentale debba affrontare un domani che suggerisce sconforti e timori, ma anche fiducia e speranza, il senso di una sfida da vincere e del nuovo traguardo di una umanità più consapevole di sé, più intensa da raggiungere.

Papa Leone chiarisce un punto sostanziale in ordine all’ IA, dove afferma che, se mai, non dobbiamo temere che il robot si “umanizzi” al punto di insidiare la nostra signoria sul creato, ma piuttosto che sia l’ uomo a scivolare, quasi senza avvedersene, un piccolo passo dopo l’altro, verso una “robotizzazione” che rappresenterebbe l’ abisso della sua alienazione. Ma non succederà, non può succedere.

Tra uomini, persone e robot c’è un “salto ontologico”, incolmabile. Lo conferma, del resto – ove non bastasse la certezza interiore della propria libertà che abita in ciascuno di noi – anche la scienza, come sostiene in un articolo su ”Avvenire” il Prof. Vittorio Gallese, un’autorità nel campo delle neuroscienze cognitive, uno degli scopritori dei “neuroni specchio”.

Papa Leone celebra una umanità che sopravanza le stagioni della storia, trascende i tempi, ne accetta le sfide, cammina sul terreno infido di un futuro incerto e perfino minaccioso, ma pur senza smarrire lo splendore dell’immagine e somiglianza di Dio di cui è ricolma. Non basta leggerla. Va studiata, anche secondo un registro interpretativo di ordine politico.

“Magnifico “ – magnum facere – secondo l’ etimo, i sinonimi, il significato di uso comune sta per grandioso, splendido e maestoso, stupefacente, eccellente ed incomparabile e così di seguito. Questa l’umanità come l’intende la fede della Chiesa che la consegna anche alla responsabilità collettiva e personale di ciascuno di noi.

Domenico Galbiati