I padri (e le madri, erano 21 soltanto) della Costituzione repubblicana approcciarono il tema di nostro interesse, odierno, con notevole impegno di cultura politica ed altrettanta attenzione a porre in essere una disciplina a maglie larghe, se non larghissime, di certo non restrittiva, bensì ampia e libertaria. Così, dopo un lungo e acceso confronto tra le distinte posizioni ideologiche, ma sempre con stile ed educazione da gentiluomini, venne approvato, giusto 80 anni fa, l’articolo 49 che, molto semplicemente, riconosce ai cittadini il “diritto di associarsi .. per “concorrere, con metodo democratico, a determinare la politica nazionale”.
Tra i principi fondamentali all’art. 18 veniva già previsto il diritto di associazione “… liberamente, senza autorizzazione .. “, purché nel rispetto della legge penale: il combinato disposto normativo rafforza detta libertà costituzionale di costituirsi in associazioni, appunto partiti (e sindacati), senza alcun vincolo precipuo sotto l’aspetto legislativo di carattere generale. Dobbiamo spingerci fino all’art. 98 in ordine alle disposizioni riguardanti la P. A. per imbatterci in “limitazioni al diritto di iscriversi … “ ai partiti politici, relativamente a determinate categorie di funzionari pubblici, come i magistrati o i militari.
Nel Paese dei paradossi proprio un alto ufficiale dell’esercito è, attualmente, il promotore (traditore, secondo i leghisti) ed animatore appassionato di Futuro nazionale, partito di estrema destra, destinato a sottrarre consensi sia a F. d’I. che alla Lega, che induce a non poche, né irrilevanti perplessità in merito al menzionato “metodo democratico” su cui esso si fonda, a cominciare dal fatto che i sodali più vicini al gen. Vannacci affermano, candidamente, che Lui “comanda”, piuttosto che li guida o li ispira o dirige … E poi la terminologia, la simbologia ed i gesti (il c.d. saluto romano) sono inequivocabili, non fanno pensare ad altro che alla costituzione di un partito neofascista; esso rivendica, con naturalezza ed orgoglio nostalgico, questa natura ideologica. Al limite, anche l’immagine-tipo nelle riprese televisive con il carabiniere affianco al leader supremo sembra avallare detta, mia e non solo mia, tesi.
Dunque, visto il proliferare, molto fantasioso ed incontenibile, dei partiti del Bel Paese da: l’Uomo qualunque al partito dei Pensionati, dal M5S ai Moderati (sempre presente nei tg, ma non rappresentato in Parlamento), ebbene sarebbe il caso, anche urgente, di disciplinare in cosa debba consistere questo, fantomatico metodo democratico, prevedendo un organismo terzo e indipendente che vigili sull’osservanza di regole democratiche. Sarebbe una giusta, doverosa forma di autotutela del sistema di Stato che il popolo italiano ha scelto nel 1946, avendo a cuore la salvaguardia dell’ordinamento giuridico e dei valori costituzionali che siamo riusciti a difendere e consolidare in 80 anni di vita politica, istituzionale e sociale.
Michele Marino