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La partita elettorale – di Domenico Galbiati

La partita elettorale che si sta preparando

Di questo passo la partita elettorale del prossimo anno rischia di avere un esito scontato fin d’ora. Giorgia Meloni non è in splendida forma e la sua squadra ha bisogno di più di un ritocco. Ma intanto gioca a porta vuota contro un avversario che coltiva una strana propensione all’autogol.

Non è credibile una coalizione che sia così radicalmente divisa sul tema della politica estera, come succede nel cosiddetto “campo largo”. Neppure quando tra PD e Movimento 5 Stelle si arriverà — ad un certo punto, succederà per forza di cose — ad un qualche pateracchio, fatto di parole, che alla confusione aggiungerà la beffa.

È paradossale che il sostegno o meno a Kiev diventi addirittura un tema su cui si scontrino i candidati alle primarie del centro‑sinistra. È la palese dimostrazione che siamo in presenza di forze nelle quali i generali, anziché guidarla, inseguono la truppa. Secondo un disegno che non va oltre l’ambizione di un potere che, se pur fosse conquistato, non si saprebbe come utilizzare, cosicché diventerebbe motivo di instabilità nel quadro generale delle politiche del governo.

Passi per il povero Conte, da cui è bene non aspettarsi nulla che sia orientato se non alla propria smodata ambizione. Passi per il Movimento 5 Stelle, irrevocabilmente segnato dall’originaria cultura populista — dunque, in sé, di destra — da cui è nato.

Il nodo irrisolto del Partito Democratico

Ma dal PD, al di là del “salario minimo” e della difesa della sanità pubblica, è ancora lecito attendersi una visione del Paese ed un conseguente progetto politico organico, su cui chiamare gli elettori a pronunciarsi? Oppure è talmente tardi da non poterlo più neppure sperare?

Domenico Galbiati