La figuraccia con la Spagna … e non solo – di Giancarlo Infante
È molto probabile che Giorgia Meloni non si renda nemmeno conto di quanto sia stata intempestiva nel sospendere il Trattato di Schengen con la Spagna, subito poche ore dopo che decine di migliaia di marocchini hanno invaso l’enclave africana spagnola di Ceuta. Sin dall’inizio era chiaro che si trattava di una drammatica “sceneggiata”, sulla quale si sono gettati anche personaggi a cui la “grazia di Stato”, derivante dalla posizione che occupano, dovrebbe almeno sopperire alla mancanza dello “stato di grazia” che purtroppo oggi latita da molti politici europei.
In questo quadro risalta anche l’atteggiamento del Cancelliere tedesco Friederich Merz, che pone forti interrogativi su come si sarebbero comportati invece due autentici statisti della stazza dei suoi predecessori Kohl e Merkel. Non è difficile pronosticare che davvero esiste il rischio che i neonazisti dell’AfD diventeranno il primo partito tedesco: quando rincorri lo sciovinismo della destra e dimostri di non saper affrontare virilmente i problemi senza perdere la rotta, per abbandonarti invece alla demagogia, è inevitabile che la gente ricorra all’originale piuttosto che a chi si rivela essere “né carne né pesce”.
Per la Meloni il discorso è in parte analogo. Rinuncia a ragionare in termini razionali per non farsi scavalcare da Salvini e da Vannacci. Eppure, sapeva bene che si trattava di una “finta”. Organizzata dalle autorità marocchine per ricattare la Spagna e anche — non si sa quanto scientemente — per aiutare quelle forze internazionali che hanno interesse a creare problemi continui all’Europa, magari fomentando le destre populiste sostenute da Trump e Netanyahu.
Colpisce che il mondo del Partito Popolare Europeo non abbia mostrato un minimo di quella “compassione” cui ha fatto riferimento il Vescovo emerito della città marocchina di Tangeri, monsignor Santiago Agrelo Martínez. Forte la sua denuncia del fatto che l’invasione non aveva nulla a che fare con l’emigrazione. L’ha definita più “uno scontro opportunistico tra potenti — siano essi partiti politici, nazioni o ideologie — che la storia di poveri in cerca di pane”. Del resto, adesso sul web si vedono le immagini di alcuni di questi presunti “immigrati” portati con i pullman dalla polizia marocchina nei pressi dei recinti da scavalcare per farli entrare nella enclave spagnola.
Cancellerie avvertite, politici di lungo corso, in grado di avvalersi di ambasciatori, dei servizi segreti e di studiosi del fenomeno migratorio – e della storia dei rapporti tra Spagna e Marocco – si sono abbandonati a una psicosi propagandistica che si è sgonfiata in poche ore. Ma sul terreno, oltre ai 67 morti, è rimasta una grande pubblicità a favore della destra xenofoba, avversaria dei loro stessi governi. E così, grazie a chi ne è oggi alla guida, restiamo di fronte ad un’Europa ancora una volta debole e divisa. Ci meritiamo il senso di rancore da parte degli spagnoli che hanno visto Paesi come l’Italia e la Grecia prodigarsi contro di loro per una scelta ideologica e di prevenzione politica, pur sperimentando le stesse esperienze, e restando nella stessa solitudine nell’affrontare gli sbarchi.
Giorgia Meloni è corsa a sospendere il Trattato di Schengen con Madrid. Esagerando e gettando benzina sul fuoco. Ha dato, lo ripetiamo, una “pugnalata alle spalle” alla Spagna, trovatasi nelle stesse condizioni in cui è da anni l’Italia sul fronte delle immigrazioni. Per sentirsi poi rimproverare dal Primo ministro spagnolo Sánchez del fatto che lei parla tanto ma in Italia è arrivato il doppio dei migranti rispetto a quelli passati nella Penisola iberica.
Ha sospeso inutilmente il libero ingresso a tutti i diretti in Italia provenienti dalla Spagna, costretti a sottoporsi alle verifiche doganali come se fossero cittadini extra-UE. Con inevitabili conseguenze su tutte le operazioni di sbarco, aereo o navale. Ed ovviamente, lei lascia il mese di sospensione deciso anche se Ceuta è rimasta con pochi “invasori”. Ma immaginiamo che alle frontiere i nostri doganieri lasceranno del tutto perdere. Talvolta, l’ultima rotella dello Stato si comporta in maniera più intelligente dei vertici apicali.
Adesso, Ceuta torna alla normalità. A lei cosa resta in mano? Propaganda di bassa lega, mancanza di solidarietà verso altri paesi chi vivono gli stessi problemi, indebolimento dell’asse mediterraneo costretto a fare i conti con l’immigrazione. Insomma, una poco esaltante figura frutto del combinato disposto della sua intemperanza e della continua voglia di strumentalizzare tutto e tutti.
Giancarlo Infante