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Il Governo e gli “untori” – di Domenico Galbiati

Alessandro Manzoni, nella “Storia della Colonna Infame” narra la caccia all’“untore” ai tempi della peste del 1630 a Milano. Al di là di qualche sospetto, l’untore non si trova, ma ci deve pur essere questo criminale puzzone, magari “longa manus” di un complotto indicibile. Altrimenti, come si spiegherebbe che la peste si diffonde, apparentemente senza una causa, come una sorta di miasma silenzioso ed ubiquo che pervade ed uccide ovunque?

L’untore di oggi

Fa di meglio Piantedosi. Il puzzone l’ha trovato ed anche costui fa l’untore. Anziché pennellare nottetempo sui muri delle case il pus della peste bubbonica o altri unguenti infettivi, avvelena, a sua volta, il corpo sociale. Lo fa con gli strumenti tecnologici più avanzati e la diffusione del contagio è altrettanto efficace.

Ecco spiegato l’arcano. C’è un sobillatore islamico che, da solo, ha scatenato l’inferno nel Paese di “bengodi”. In effetti, quel che brucia al governo è che, come per la peste, non si sa da dove venga la protesta. È dappertutto e da nessuna parte, non si sa dove sia il capo e dove afferrarne la coda, come fosse una cosa che sta nell’ordine naturale delle cose. Si respira nell’aria, non c’è una causa sola. Ce ne sono molte, si confondono e si mischiano.

Un malessere senza capo

Danno luogo ad un sentimento di grigiore diffuso, alla percezione amara di un declino del Paese, incartato in diseguaglianze laceranti, via via impoverito, ora rassegnato, ora rabbioso, povero di speranza, precluso ai giovani, rattrappito su di sé secondo una postura nazionalista che si nutre anche di una pedagogia negativa, radicalizzato, non immune da violenza già sul piano del confronto politico, incapace di dialettica e di mediazioni.

In un Paese opaco sono i giovani il sismografo più sensibile che segnala un malessere che va oltre i partiti, i sindacati, le altre forme di aggregazione degli interessi sociali, che né li interpretano, né sanno rappresentarli.

Ci vorrebbe capacità d’ascolto, disponibilità a comprendere, volontà di confrontarsi con questi sommovimenti che testimoniano un’evoluzione sociale che irrompe sulla scena del nostro tempo.

Senonché, tutto questo è quanto di più lontano dalle corde di un governo imprigionato in una concezione autoritaria del potere e delle stesse istituzioni.

Domenico Galbiati