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Il campo “Schlein” – di Domenico Galbiati

Infine i nodi vengono al pettine e la politica ha il suo momento di verità. Questa volta se ne fa carico Eddy Schlein. Incoraggiata dalla situazione sociale che si aggrava di giorno in giorno e la fa sperare in un possibile successo. Così come potrebbe deporre contro la destra la situazione esplosiva della sicurezza.

La segretaria del PD dice, in sostanza, che è tempo di calare l’asso. Con il rito delle primarie o senza, tocca a lei, con buona pace di Conte e dei suoi appetiti. Tanto valeva dirlo prima e risparmiare a tutti gli aventi causa la stucchevole disputa sulle primarie. Che, a questo punto, lanciato il guanto di sfida con il tono perentorio esibito da Eddy Schlein, se si facessero, sconterebbero un clima, a maggior ragione, di scontro all’ultimo voto.

Con tutto quel che ne conseguirebbe sia nei rapporti interni al cosiddetto “campo largo” – ammesso che abbia ancora ragion d’essere – sia, in termini di affidabilità, nei confronti della generalità dell’elettorato.

Un punto di non ritorno per la coalizione

Del resto, con una tale presa di posizione – per di più un’auto-investitura – della stessa segretaria del partito, il PD, che lo voglia o meno, si taglia ogni ponte alle spalle. Detta un punto di non ritorno che vale, appunto, per il partito ed altrettanto per la coalizione. Evidentemente costretta a prendere atto, dal momento che un rivolgimento della linea così autorevolmente tracciata, si risolverebbe in una frittata indigeribile.

Non c’è più federatore che tenga ed anzi la stessa filosofia del “campo largo” è compromessa e rovesciata. Avrebbe dovuto essere uno spazio di condivisione nel metodo e nel merito di una proposta programmatica concorde, che, una volta che sia definito il leader, diventa sostanzialmente appannaggio di quest’ultimo. Ed il piatto è servito anche alle formazioni minori, dallo stesso Renzi a Ruffini, da Magi ad Onorato, aspiranti centristi e moderati in una coalizione che la Schlein inchioda con fermezza su posizioni di sinistra-sinistra.

Ma ciò che più dà a pensare è un atteggiamento che – a parte le roboanti dichiarazioni ufficiali e le attese di una sicura vittoria – sembrerebbe spostare il focus della sinistra, più che sul risultato generale, soprattutto sul successo che ciascuna sua componente ricerca per sé.

Domenico Galbiati