Europa: boom dei “data centre” e sfruttamento dei migranti
L’Europa sta vivendo il più grande boom infrastrutturale degli ultimi decenni. Sono oltre 2.300 i “data centre” che stanno ridisegnando il paesaggio fisico ed energetico del continente – almeno 500 solo nel Regno Unito – con centinaia di altri in costruzione. Una corsa da miliardi per la sovranità tecnologica e per l’intelligenza artificiale.
Ma dietro le recinzioni, secondo sindacati e relatori del Parlamento europeo, questa spinta si regge sempre più sullo sfruttamento di lavoratori migranti.
James McCabe di Unite the Union, sindacato che rappresenta 1,2 milioni di lavoratori tra Irlanda e Regno Unito, lo dice così: “Ovunque abbiamo incontrato appaltatori irlandesi sui siti dei giganti tech abbiamo appreso della mancanza di normale accesso sindacale, così come di gravi preoccupazioni per crimini del lavoro e sfruttamento”.
Johan Danielsson, europarlamentare relatore per la regolamentazione delle catene di subappalto, aggiunge: “Se si lascia che queste grandi multinazionali americane vengano qui e importino i loro modelli di business anti-sindacale, allora diventa un problema. Perché dietro la recinzione abusano dei lavoratori, e non vogliono che nessuno lo sappia”.
Le cronache documentano un andamento ripetuto: infortuni debilitanti, alloggi sovraffollati e malsani – 24 persone per cucina, 14 uomini per un solo bagno, infestazioni di parassiti, ventilazione rotta, niente riscaldamento durante gli inverni svedesi sotto zero – focolaio infettivo non segnalato, salari non pagati, straordinari fino a 50-60 ore a settimana senza paga, ferie non pagate.
Un caso è a Gävle, due ore a nord di Stoccolma, dove Microsoft sta espandendo per tre miliardi il suo “data centre” AI su 130 ettari. Vi operano 148 ditte tra le quali BenBau con 70 operai rumeni. A febbraio un lavoratore è risultato positivo a tubercolosi attiva, altri hanno mostrato sintomi, ma BenBau ha informato solo pochi vicini di stanza, ha detto che il test era facoltativo e ha subito riassegnato il letto dell’infetto a un altro operaio. Alle richieste di accesso agli atti, le autorità svedesi del lavoro e la Sanità Pubblica rispondono che nessun focolaio è stato segnalato.
Dal 2021 la Work Environment Authority svedese ha aperto 50 casi sui cantieri Microsoft e sulle ditte irlandesi.