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Banco Alimentare: cibo e relazioni per restituire dignità a chi è in difficoltà

Garantire a ogni persona un pasto adeguato è una questione di dignità prima ancora che di sopravvivenza. In Italia la povertà alimentare non è un fenomeno marginale: coinvolge famiglie con figli, lavoratori che non arrivano a fine mese, anziani rimasti soli. Dietro i numeri ci sono scelte quotidiane difficili, esclusione sociale e fragilità che si trasmettono da una generazione all’altra. Contrastarla richiede cibo, risorse stabili e comunità capaci di costruire relazioni, perché nessuno resti indietro. Interris.it, su questi temi e sui dati recentemente emersi dal “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare”, ha intervistato la dottoressa Monica Tola, responsabile Organizzazioni partner Territoriali e misure di accompagnamento per Fondazione Banco Alimentare.

L’intervista

Dottoressa Tola, che dati sono emersi dal primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare”?

“Le indagini sono ancora in corso: la survey è aperta e le organizzazioni partner territoriali stanno rispondendo, quindi offriamo un’anteprima. Attraverso le sue 7.500 organizzazioni, la Rete Banco Alimentare restituisce l’identikit della povertà alimentare in tutto il Paese: sempre più famiglie con figli, in particolare minori, lavoratori poveri e anziani soli. Emerge anche un importante bisogno di relazione: le persone cercano comunità, affetto e informazioni sui servizi del territorio”.

Sono richiesti diversi alimenti.

“Sì, serve più cibo: i dati Istat appena ricevuti confermano, ahimè, una sostanziale stabilità della povertà assoluta, e il 56% di chi ne è colpito non è ancora raggiunto dall’aiuto di base, porta d’accesso agli altri servizi. In cima agli alimenti più richiesti e difficili da recuperare c’è l’olio d’oliva, seguito da caffè, formaggi stagionati e prodotti freschi ad alto valore proteico come carne, latticini e uova. Quasi il 70% delle organizzazioni valuta molto positivamente l’aiuto ricevuto, ma lo ritiene critico rispetto alla varietà”.

C’è margine per incentivare le donazioni.

“Esattamente. Non è più il tempo di dare ciò che abbiamo: dobbiamo intercettare ciò di cui c’è bisogno. Dalla ricerca con il Politecnico emerge infine che le donazioni annuali delle imprese potrebbero garantire un pasto a 60 centesimi, contro i 2,35 euro di uno acquistato al dettaglio: c’è spazio per incentivare le donazioni.”

Oltre il 50% delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. Cosa occorre fare per raggiungere queste persone?

“Serve più cibo, e più variato, rispondente alle esigenze nutrizionali e sociali e ai desideri delle persone. Tra i prodotti più richiesti e meno disponibili spiccano, almeno per me che sono mamma di due ragazze adolescenti, le merendine: vanno consumate con moderazione, ma sono un canale importante di inclusione per i minori, i più colpiti dalla povertà alimentare. Occorre garantire la stabilità dei fondi pubblici, europei e italiani, e sostenere gli enti che raccolgono e distribuiscono, in logistica, mezzi e risorse umane. Intanto accompagniamo le organizzazioni a leggere i propri dati e a comprendere l’impatto che generano”.

Serve rafforzare la rete e superare lo stigma.

“Esattamente. Bisogna rafforzare la rete: parlo da Pescara, dove sono in tour con l’autorità di gestione del programma europeo di aiuto alimentare, per rafforzare la regia pubblica nel coordinare il Terzo settore. Occorre infine superare uno stigma: l’aiuto alimentare non è assistenzialismo, è assistenza prevista dalla Costituzione, un diritto in carico non solo allo Stato ma anche alla comunità. Per questo, tra un mese, nei trent’anni della Colletta, rinnoviamo l’appello a partecipare come volontari e donatori”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro su questo versante?

“Il primo riguarda la continuità dei fondi pubblici: ci preoccupa la futura programmazione europea e, con la Federazione Europea dei Banchi Alimentari, abbiamo chiesto di confermare la quota di budget per i più fragili, portandola al 10%, di ampliare la varietà degli alimenti e di garantire le misure di accompagnamento sociale”.

Occorre dare valore agli operatori.

“Esatto. Il secondo aspetto fondamentale riguarda il dare valore ai 60 operatori sociali qualificati, tra psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali ed educatori, che affiancano le organizzazioni nel dialogo con i servizi pubblici, nella coprogettazione e nelle situazioni complesse, aiutando le persone a essere prese in carico e a esigere i propri diritti”.

Rafforzare la filiera delle donazioni è fondamentale.

“Sì. È importante rafforzare la filiera delle donazioni, in particolare dei beni standard: le eccedenze, pur preziose, sono poco programmabili e diminuiscono, perché siamo un Paese virtuoso, nella top ten europea contro lo spreco. Speriamo che queste prospettive si realizzino anche nella prossima legislatura, con il sostegno di tutte le parti politiche, perché il benessere delle persone è ciò che fa la buona politica. Per noi solidarietà non è chiedere solo l’impegno dello Stato, ma stare fieramente al suo fianco contro povertà ed esclusione sociale: è la nostra mission”.

Intervista realizzata da Christian Cabello per www.interris.it