Amatrice, il terremoto e i ritardi cronici
Da mondo è mondo, si sa che la ripresa dopo una catastrofe sismica è un percorso a ostacoli, lungo, doloroso e irto di complessità. Eppure, nonostante l’Italia vanti un’esperienza secolare e tragicamente radicata in materia di terremoti — un patrimonio di competenze tecniche e di slanci solidali invidiato a livello internazionale — il Paese continua a dimostrarsi drammaticamente incapace di superare l’emergenza e restituire i territori feriti a una normalità in tempi ragionevoli.
A dieci anni di distanza da quella drammatica notte del 24 agosto 2016, quando una scossa di magnitudo 6.0 rase al suolo il centro storico di Amatrice e le frazioni circostanti — mietendo 239 vittime sulle 299 totali registrate nell’intero cratere — i dati sulla ricostruzione restituiscono un quadro fortemente negativo. Nonostante il susseguirsi di innumerevoli governi e promesse solenni, anche nei quattro anni trascorsi sotto l’attuale esecutivo i lavori sono andati a rilento, ostacolati da una burocrazia elefantiaca, da errori normativi passati (come il nodo spinoso del Superbonus che ha rischiato di paralizzare migliaia di cantieri) e da una pianificazione che ha faticato a imprimere la svolta sperata.
Il bilancio tra cifre e ritardi
Il Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli ha cercato di tirare le somme del lavoro svolto, evidenziando lo sforzo economico profuso dallo Stato con circa 4,3 miliardi di euro stanziati per la parte pubblica, resi necessari anche per governare l’uscita dall’impasse del Superbonus che aveva messo a rischio blocco ben cinquemila cantieri su diecimila. Nei giorni scorsi, lo stesso commissario aveva fatto il punto con l’ANSA: a fronte di quindicimila cantieri conclusi, ne restano altri novemila in corso, con oltre 36mila richieste di contributo e 12,5 miliardi già concessi per la ricostruzione privata.
Numeri che, ad un’analisi più cruda, mostrano però l’enorme mole di lavoro ancora arretrato: sono infatti ben 8.759 i nuclei familiari che si trovano ancora fuori dalle proprie abitazioni originarie. Una situazione di disagio cronico confermata anche dall’analisi delle difficoltà strutturali richiamate dall’ex commissario Giovanni Legnini, attuale sindaco di Chieti, il quale ha ricordato come il sisma del 2016-2017 si sia abbattuto su territori già provati da un grave spopolamento sociale ed economico.