Dopo il fallimento di Giorgetti andiamo verso il Mes?

Dopo il fallimento di Giorgetti andiamo verso il Mes?

“Non ho la palla di vetro” ha dichiarato il Ministro Giorgetti di fronte al fallimento di non essere riuscito a mantenere il deficit di bilancio entro il 3%. Uno dei più grandi insuccessi del Governo di Giorgia Meloni e del suo “de Richelieu “, ma non cardinale, bensì insufficiente “ragionier” Giorgetti.

Manco i conti sono riusciti a fare per bene. Nonostante una finanziaria da austerity e, soprattutto, il fiume di soldi ricevuti con il Pnnr. E da un pezzo riuscivano a vantare, almeno, il solo risultato di aver tenuto “i contini in ordine”. Evidentemente, solo ad un certo punto e, sul finale, sono comunque riusciti ad incappare nella tagliola della procedura d’infrazione da cui non sono riusciti ad uscire. Come debacle non c’è male.

Ora, non sapevamo che per stare a dirigere il Ministero del Tesoro bisognasse avere una “palla di vetro”. Anche perché, allora, a Via XX settembre potrebbe andarci un passante qualsiasi e non uno del calibro di Giancarlo Giorgetti. Pensavamo fosse necessario avere un politica economica in mente e perseguirla stando attenti a sommare giorno dopo giorno le spese con un’occhiata a quel Patto di stabilità che Meloni e Giorgetti hanno firmato a Bruxelles. Totò diceva, infatti, che è la somma che fa il totale. E dev’essere stato curiosamente drammatico scoprire che il totale non tornava, ma la somma sì, a causa dei circa 700 milioni impegnati per gli inutili centri di rimpatrio dell’Albania.

Ma non ci possiamo permettere di scherzarci troppo sopra. Perché le prospettive per noi italiani non sono affatto rosee. E c’è già dietro l’angolo lo spettro del tanto odiato Mes che finora il Governo non ha voluto ratificare in sede europea. Se ne parla poco, ma sta lì come un macigno in attesa di noialtri.

E così faremo quello che si è tanto giurato di non fare? Le banche spingono in questa direzione e anche dei ministri – come Milano Finanza dice di Antonio Tajani – si accodano. E così viene detto che “un ripensamento sul Mes non sarebbe affatto una prova di leggerezza e mutevolezza bensì un atto di grande responsabilità e realismo”. Poi che il Mes – con glii suoi odiosi vincoli – sia uno strumento che questo Governo ha sempre aborrito, è altra questione.

Peccato che il no al Mes si è portato dietro a suo tempo, sbagliando, anche il rifiuto di utilizzare il Mes per la sanità che, invece, senza vincoli, ci avrebbe consentito da un pezzo di recuperare – allora a tassi molto, ma molto più favorevoli – risorse fino a 36 miliardi da utilizzare davvero per risistemare una parte importante del nostro welfare. Ma gli interessi della sanità privata sono venuti prima e, così, finiremo per prenderci il Mes “cattivo” dopo aver rifiutato quello “buono”? E, magari, in cambio l’Europa ci darà quella flessibilità che in questi giorni ci nega. E non a torto perché si sono stati sbagliati persino a fare di conti.