Zaccagnini e il rinnovamento che mancò – di Domenico Cutrona
L’elezione a Segretario della D.C. di Zaccagnini nel 1976, fu vissuta dai giovani democristiani, come un nuovo corso della politica e di rinnovamento di tutti i soggetti politici.
Come è ben noto a tutti, non ci fu nessun rinnovamento, rimasero a gestire il partito tutte le vecchie guardie, dunque. Il partito rimase immobilizzato contro il rinnovamento. Come è ben noto, il partito cominciò a perdere colpi, perché la politica cominciò a deteriorarsi, sino alla sua fine del 1992, avvenuta per mano giudiziaria.
E’ stata fatta una riunione all’Eur di Roma,il 29 marzo 2026, con esplicito riferimento a Zaccagnini, ma gli autori di questa manifestazione, sono stati amici che sono presenti in parlamento da 40 anni. Si evince, dunque, che non è cambiato nulla, ci sono sempre gli stessi uomini nelle diverse circostanze.
Il riferimento a Zaccagnini, è una cosa positiva, perché rappresenta il passato di un partito glorioso e importante del paese, ma sempre con le caratteristiche, ormai conosciute, che a gestire i processi politici sono sempre le stesse persone. La riunione, nella quale c’è un esplicito richiamo a Zaccagnini, lascia intendere che l’attuale classe dirigente vuole richiamare le qualità di una persona perbene come Zaccagnini.
Oggi nel paese, manca una forza politica retta dai cattolici democratici, si vede che la politica è tutta incentrata tra destra e sinistra.
Nel corso di questa manifestazione è stata fatta l’ipotesi di una riunificazione dei cattolici democratici sparsi. Su questo punto, bisogna fare una precisazione. La divisione del 1992 è stata un errore, perché i due schieramenti si sono addossati uno al PD, l’altro alla destra, ma non contano più nulla per avere una azione politica autonoma.
Essi sono solo di supporto, per i valori bassi di voti che hanno, dunque, non possono svolgere una azione politica di estrazione centrale della politica nel paese.
L’errore di questa divisione la stiamo pagando, nel non avere una politica incisiva, oggi la riunione per rifare la Democrazia Cristiana, a mio giudizio, non ha alcun valore storico.
La Democrazia Cristiana ha finito il suo compito storico, oggi non è più possibile farla rivivere. A tal uopo, vorrei ricordare un passaggio storico. La prima versione della Democrazia Cristiana, fu quella di Romolo Murri, all’inizio del novecento, ma durò poco per le deviazione dello stesso Murri, poi scomunicato. Sturzo dopo il discorso programmatico del 1905 a Caltagirone, non pensò a rifare la DC, ma un nuovo partito, poi chiamato PPI, come si vede non fu commesso questo errore. Oggi, invece, si tende da più parti di rifare la DC, senza alcuna nuova proposta politica.
Vorrei ricordare a tutti questi amici, che è un percorso sbagliato, che serve certamente un partito di Cattolici Democratici, ma che sia un nuovo partito, con una nuova proposta politica di carattere riformista, per sanare tutti gli errori commessi in questi anni. Oggi nel paese c’è una visione di uno stato statalista, e da quello che si vede, va a controllare tutti i movimenti di ogni singolo individuo, proprio per il carattere centralizzato. E’ in gioco la libertà individuale del cittadino, si va verso una democrazia deformata che non corrisponde più ai canoni della democrazia conosciuta.
Noi siamo di sicura propensione della Democrazia, siamo difensori della libertà e della dignità della persona, per cui è necessario costruire un nuovo partito che abbia la capacità di ricomporre l’area dei Cattolici Democratici, in modo autonomo e senza schieramento iniziale, ma libero nella scelta dell’alleanza politica, secondo i progetti condivisi.
Bisogna auspicare la nascita di un nuovo soggetto politico, riformista e garante della libertà e della democrazia, di estrazione Cattolici Democratici, perché è fondamentale e necessaria per la storia del nostro paese, ma soprattutto che sia rinnovato nella sua classe dirigente.
Domenico Cutrona









