Una via praticabile: riduzione disuguaglianze e contrastare i cambi climatici
Il nuovo Global Justice Report del World Inequality Lab (CLICCA QUI) propone una visione radicale ma tecnicamente realizzabile: alzare gli standard di vita della quasi totalità dell’umanità, ridurre drasticamente le disuguaglianze e contenere il riscaldamento globale sotto i 2°C. Non un’utopia astratta, ma un progetto politico che sfida apertamente la narrativa dominante di fatalismo climatico e neoliberismo estrattivo.
Un mondo più equo è anche più sostenibile
Il rapporto sostiene che un mondo più equo è anche un mondo più sostenibile. La crisi climatica e quella sociale non sono due binari paralleli: o si affrontano insieme, oppure si fallisce su entrambi i fronti.
Le tre trasformazioni chiave
- Riduzione drastica dell’orario di lavoro: da 2.100 a 1.000 ore annue (circa due giorni e mezzo a settimana).
- Cambiamento delle diete: meno carne rossa, principale motore di deforestazione e consumo di suolo.
- Riorientamento dell’economia: spostare investimenti da settori ad alta intensità materiale (industria, estrazione) verso educazione e sanità, che hanno un’impronta ecologica molto più bassa.
Redistribuzione e tassazione dei super‑ricchi
Il rapporto individua nei miliardari — lo 0,001% della popolazione — i principali responsabili dell’impronta climatica globale. La proposta: tassazione patrimoniale progressiva, riducendo la loro quota di ricchezza dal 6% allo 0,05%, mentre il 50% più povero salirebbe dal 2% al 30%.
Risultato atteso entro il 2100
- L’89% della popolazione mondiale raddoppierebbe il proprio reddito
- La temperatura globale si stabilizzerebbe attorno a 1,8°C, meglio dei 4–4,5°C previsti dagli scenari di inerzia attuale.
- L’economia globale diventerebbe più leggera, più istruita, più sana.
La cornice politica
Thomas Piketty denuncia l’illusione dei “Trump e dei piccoli Trump” del mondo: politiche nazionaliste, fossili e anti‑redistributive che promettono sicurezza ma producono instabilità. Il rapporto propone invece una coalizione globale per la giustizia, con due strumenti chiave:
- Global Justice Fund per finanziare la transizione energetica.
- World Sovereign Fund per riequilibrare la distribuzione tra ricchezza pubblica e privata.
Perché non è utopia
Gli autori ricordano che:
- Paesi come Svezia e Norvegia hanno ridotto enormemente le disuguaglianze nel corso del Novecento.
- Le ore lavorate in Europa si sono dimezzate dal XIX secolo.
- Le tecnologie per la decarbonizzazione esistono già: manca la volontà politica.
Il punto politico decisivo
Il rapporto insiste su un principio: nessuna politica climatica funziona se ignora la giustizia sociale. L’esempio dei gilets jaunes è emblematico: una carbon tax regressiva può far crollare qualsiasi strategia verde.
Il messaggio finale
Un mondo abitabile ed equo è materialmente possibile. L’ostacolo non è tecnico, ma politico: costruire una maggioranza sociale che scelga redistribuzione, investimenti pubblici e limiti ecologici condivisi.