Una nuova Nato per la sovranità e la difesa dell’Europa – di Michele Rutigliano
Dalla fine della seconda guerra mondiale, la sicurezza dell’Occidente si è fondata su un pilastro imprescindibile: l’Alleanza atlantica. Il Patto che la suggellò nel 1949, in piena Guerra fredda, ha rappresentato per decenni il garante ultimo della stabilità europea sotto l’ombrello strategico degli Stati Uniti. Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, molti avevano ipotizzato una sua progressiva trasformazione o persino una perdita di centralità. Eppure, le crisi degli ultimi anni – dall’Ucraina al Medio Oriente – hanno dimostrato quanto la sicurezza del continente resti un nodo irrisolto. Oggi, però, il quadro sembra incrinarsi. Le dichiarazioni di Trump, che definisce la NATO una “tigre di carta”, mentre minaccia un disimpegno americano, segnano un passaggio potenzialmente storico. Non è solo una provocazione politica: è un segnale di ridefinizione degli equilibri globali, che costringe l’Europa a interrogarsi sul proprio destino strategico.
L’Europa tra autonomia strategica e fine delle illusioni
Le risposte dei principali leader europei – da Starmer a Sanchez, da Merz a Macron – non sono semplici reazioni diplomatiche. Esse riflettono una consapevolezza crescente: l’Europa non può più affidare la propria sicurezza esclusivamente alla protezione americana. Negli ultimi anni si è fatta strada l’idea di una “autonomia strategica europea”, concetto spesso evocato ma raramente tradotto in scelte concrete. Oggi, tuttavia, la combinazione tra il possibile disimpegno degli Stati Uniti e la pressione esercitata dalla Russia di Putin rende questo passaggio non più rinviabile. Il nodo centrale è duplice. Da un lato, l’Europa dispone di una potenza economica comparabile a quella americana, ma resta frammentata sul piano militare. Dall’altro, la mancanza di una catena di comando unitaria e di una politica estera realmente condivisa limita la sua capacità di agire come attore globale. L’ipotesi di una “NATO europea” – o comunque di un sistema di difesa integrato e continentale – non è più un tabù. Significa investimenti comuni, interoperabilità delle forze armate, industria della difesa condivisa e, soprattutto, una volontà politica finora intermittente.
Tra Washington e Mosca: il rischio di un nuovo bipolarismo
In questo scenario, l’Europa si trova stretta tra due poli: un’America sempre più orientata a un nazionalismo strategico e una Russia che persegue una politica di potenza assertiva e revisionista. La postura di Trump, se dovesse tradursi in scelte concrete, potrebbe accelerare un processo già in atto: la fine del tradizionale asse transatlantico come garanzia automatica di sicurezza. Allo stesso tempo, la Russia di Putin continuerà a testare la coesione europea, sfruttandone divisioni e fragilità. Il rischio è quello di un nuovo bipolarismo imperfetto, in cui l’Europa diventa terreno di competizione anziché soggetto autonomo. Per evitarlo, il continente deve compiere un salto qualitativo: passare da potenza economica a potenza geopolitica, capace di integrare difesa, diplomazia ed energia in una visione strategica coerente. Non si tratta di sostituire la NATO con un duplicato, ma di ridefinire il rapporto con gli Stati Uniti su basi più equilibrate. Un’Europa più autonoma, sul fronte militare, sarebbe anche più autorevole sull’altro fronte che oggi, con le crisi in atto sembra essersi dissolto: quello diplomatico. Una strategia, questa, che non indebolirebbe l’Occidente, ma lo renderebbe più solido e meno dipendente dagli umori della politica americana. Ormai questa sfida è entrata nella nostra Storia. E, forse, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, andrebbe affrontata tutti insieme con molto coraggio, sano realismo e fortissima determinazione.
Michele Rutigliano









