Una lezione di democrazia diretta – di Michele Marino
Dopo le reiterate, inascoltate lezioni di diritto costituzionale del prof. Sergio Mattarella ad alunni indisciplinati o distratti o impreparati, l’appello del Capo dello Stato a norma dell’articolo 138, comma 3, della Costituzione è stato ascoltato oltre ogni previsione e sondaggio: “Italiani, votate ma con coscienza”; mentre ai politici raccomandava, tanto per cambiare … di abbassare i toni (quando mai!). Per converso il popolo ha dimostrato in modo lapalissiano e nuovamente di rispettarlo e di preferirlo agli abitanti attuali di Montecitorio e di palazzo Chigi. Specialmente i giovani va sottolineato che hanno dato una straordinaria prova di non essere dei “bamboccioni” (remember Tremonti?), anzi di voler difendere la Costituzione “più bella del mondo” e di amarla, essendo stata studiata, dibattuta e condivisa da forze politiche ampiamente rappresentative di una nazione che bramava la conquista della libertà e della democrazia, da padri costituenti più saggi e colti di questa classe dirigente.
Proviamo, orbene, a riassumere in modo analitico e brevemente cosa è successo:
a) l’altissima affluenza al voto referendario anche grazie alla “discesa in campo” della premier, fino all’ultimo momento (si è notata la presenza al tg della 7, canale cui è stata sempre negata qualsiasi intervista!), è un segnale molto chiaro e forte nel senso della partecipazione democratica, che mancava da decenni, ormai, invertendo decisamente la tendenza alla disaffezione;
b) il Paese, purtroppo, è spaccato in due, piuttosto che semplicemente diviso, la qual cosa è dovuta ad una precisa strategia di Giorgia che finora si è rivolta al “suo popolo”, invece che a quello nazionale, prendendosi perciò la responsabilità della disunione;
c) la netta affermazione del No significa non solo e non tanto l’inequivocabile difesa della carta costituzionale, ma anche la crisi della “luna di miele” con gli elettori italiani che guardano anche a sinistra, stanchi di beghe tra caste di palazzo e desiderosi di riforme pragmatiche e tangibili come quella della sanità, del fisco e sulla sicurezza del lavoro, oltre all’irrisolto problema dell’immigrazione clandestina;
d) c’è stata una risposta di rigetto verso una legge costituzionale, pensata in fretta, scritta male da consiglieri o parlamentari scarsamente preparati e nient’affatto condivisa, né dalle altre parti politiche, né dalla stessa magistratura, parte in causa. Per la prima volta, ribadisco, una riforma costituzionale sarebbe stata approvata in 80 anni di vita parlamentare senza uno “straccio” di dibattito ed un esame di emendamenti assolutamente! La risposta si riferisce anche alla mistificazione RAI e della stampa filogovernativa di farla passare come riforma della giustizia, mentre era semmai della magistratura e dell’ordinamento giudiziario;
e) effetto collaterale o indiretto sarà quello di andare alle elezioni politiche anticipate rispetto alla scadenza legale di settembre ’27, oppure l’idea furbesca di “aggiustarsi” la futura maggioranza grazie ad un nuovo metodo elettorale;
f) capitolo dimissioni: il popolo maggioritario avrebbe apprezzato quelle della Presidente del consiglio, ma auspica ed ha legittimato almeno quelle del ministro competente (sic) Nordio e della di lui capo di Gabinetto. Ciò anche alla luce dei maggiori oneri finanziari derivanti da una lunga, sofferta campagna referendaria quali: 1) Parlamento bloccato, in parte, per mesi, 2) membri del Governo che si sono esposti, sacrificando il proprio impegno istituzionale, 3) la macchina elettorale nel suo complesso, comprensiva dei costi per i seggi, gli scrutatori, gli spot pubblicitari ovunque, le scuole chiuse per tre giorni, ecc.; g) la democrazia italiana non può esser considerata più “giovane” e ballerina, mentre si attende ancora, dopo 80 anni, una sua più puntuale attuazione, come l’osservanza della norma che prevede il diritto/dovere di elettorato attivo, introducendo finalmente il voto elettronico per i cittadini fuori sede.
Michele Marino









