Una Costituzione per l’Europa – di Domenico Galbiati

Una Costituzione per l’Europa – di Domenico Galbiati

Secondo le leggi della fisica quando un sistema cinetico trasforma – ad esempio, a causa di un forte attrito tra le sue parti in movimento – l’energia meccanica di cui è dotato in calore interno, cioè si surriscalda, si determina un “processo dissipativo”, tale per cui la forza che presiede alla forma strutturata del sistema si disperde, cosicché quest’ultimo cade nella cosiddetta condizione di “caos deterministico”.

Quest’ultimo – il “caos” – rappresenta lo stato di maggior disordine possibile, senonché, sia pure in un tempo indeterminato, ed in un punto imprevedibile – inevitabilmente compare il cosiddetto “attrattore strano”. Detto altrimenti, si manifesta, in un certo luogo del sistema, una forza centripeta attorno a cui le sue linee frantumate via via si ricompongono, finché si crea ineluttabilmente – per questo, “deterministico” – un nuovo ordine, impensabile a priori, cioè non programmabile, che, in un certo senso, si fa da sé e si dà, da solo, la legge che lo governa.

Si tratta di un fenomeno straordinario e suggestivo, anche perché tuttora misterioso, dato che la scienza non riesce a darne conto in termini di causa-effetto. Eppure, tradisce come vi debba essere una affascinante struttura ultra-fine che lega le cose del mondo e continua a sorprenderci, al di là di ogni chiarificazione scientifica del reale. Il quale mostra, dunque, quella che potremmo chiamare una inafferrabile, elusiva, eppure necessaria – e, dunque, insopprimibile – “sapienza”, inscritta nelle stesse leggi più sottili che danno conto della struttura materiale del mondo. Tutto questo – al di là ed oltre la metafora, anzi secondo una corrispondenza oggettiva tra i differenti piani della realtà – non evoca forse quanto è successo a livello delle “relazioni internazionali” che, a causa degli “attriti” – chiamiamoli cosi – via via accumulati, si sono surriscaldate a tal punto da andare in pezzi ed approdare, infine, al “caos”?

Possiamo sperare che anche la storia sia abitata da altrettanta “sapienza”, per cui sia legittimo attendersi che gli eventi “dissipativi”, cui stiamo assistendo, debbano, per forza di cose, essere ricondotti ad un nuovo ordine, piuttosto che sprofondare nell’abisso e nell’entropia irreversibile di un conflitto devastante? E perché l’Europa – culla e, ad un tempo, maturazione e sintesi delle più antiche civiltà, delle tradizioni religiose e delle linee di pensiero che le hanno animate, delle sofferenze e dei lutti, ma anche delle rinascite, delle speranze e delle attese dei popoli – non potrebbe candidarsi a questo ruolo di “attrattore” che, in definitiva, corrisponde, forse, alla sua destinazione ultima, cioè al “karma” della sua funzione storica?

L’Europa, in questo particolarissimo frangente della vicenda umana, è chiamata a coltivare un’ambizione alta.
Ha un compito, un abito di cui, secondo la sua misura e le sue forme, la storia stessa, le sue inafferrabili eppure geometriche dinamiche, la struttura fine delle sue connessioni più profonde – lo voglia e l’accetto o meno – l’hanno rivestita Dunque, una responsabilità cui non può sottrarsi. Per questo ha bisogno, non può farne a meno, di una Costituzione, di una Legge Fondamentale che la spinga al di là della dimensione mercantile ed attesti principi, valori, categorie interpretative, criteri di giudizio cui affidare la funziona che la storia reclama nei suoi confronti.

Domenico Galbiati